ECCO LA NUOVA MENSA IN CORSIA: AL VIA IL PROGETTO BE4EAT IN UN OSPEDALE A MILANO

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E’ il primo progetto pilota che coinvolge una struttura ospedaliera italiana e che pone al centro del proprio studio una nuova offerta alimentare per i pazienti ricoverati.

Nasce così a Vimodrone, in provincia di Milano, nell’Istituto P. Redaelli la nuova ricerca clinica interamente finanziata da Be4eat in grado di apportare un cambiamento reale alla proposta dei menù in un ospedale pubblico.

 

IL PROGETTO DI RICERCA

Grazie alla supervisione del direttore medico dell’area socio-sanitaria dell’Istituto Antonino Frustaglia e dell’epidemiologo Alberto Donzelli dell’ATS della Città di Milano, il progetto di ricerca di Be4eat che prende il nome di EDUC.A.RE proporrà da fine maggio a novembre a tutti i pazienti ricoverati dei menù differenziati con la proposta di proteine derivanti dal mondo vegetale e dai cereali integrali.

COLLABORAZIONI

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Si tratta di una novità assoluta in Italia che grazie alla collaborazione con l’ATS Città Metropolitana di Milano e l’Ordine dei Medici della Provincia di Milano renderà possibile seguire i pazienti anche in Day Hospital coinvolgendo nel progetto i diversi medici di base di riferimento.

 

E’ questo l’unico modo per dare coerenza a ciò che facciamo di giorno, curare con farmaci e terapie, e ciò che facciamo durante il pranzo e al cena” è il commento del medico coradiologo Antonino Frustaglia che insieme al suo staff ha avviato la ricerca.

“La verità – continua- è che non c’è più biosgno di dimostrare nulla. La letteratura scientifica internazionale e le linee guida e quaderni nazionali dicono già tutto ciò che c’è da dire sull’importanza di considerare l’alimentazione come un elemento integrante della cura fornita ai nostri pazienti. Il Parlamento Europeo con la Risoluzione 2285 del 2008 e il Ministero Italiano nel 2011 hanno già pubblicato delle linee di indirizzo in cui il cibo assume un ruolo di vero e proprio strumento terapeutico, preventivo e riabilitativo, evidenziando in modo esplicito come l’educazione alimentare debba essere parte del percorso di cura a tutti i livelli del Sistema Sanitario. Indicazioni queste che la Regione Lombardia, solo per fare un esempio, ha già recepito definendo la ristorazione come un momento di educazione alimentare e di vera e propria cura. Morire se noi le applichiamo davvero queste indicazioni!”

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DALLA TEORIA ALLA PRATICA

E’ questa la svolta che lo studio clinico avviato nell’Istituto di Vimodrone vuole fare, una ricerca basata non tanto e non solo sull’effettiva efficacia di una sana e corretta alimentazione in reparto, quanto uno studio di fattibilità di educazione alimentare rivolto ai ricoverati e ai pazienti in Day Hospital in grado di dimostrare che cambiare si può. 

Dimostrare che educare i pazienti ricoverati in ospedale a mangiare meno proteine animali e più cereali integrali, frutta e verdura è fattibile e non comporta problemi di salute – spiega Frustaglia- significa dimostrare che non esiste alcun reale motivo per continuare ad attuare una ristorazione ospedaliera come quella attuale eccessivamente carica in proteine animali e non in linea con le indicazioni scientifiche internazionali” 

 

I NUMERI DEL PROGETTO

Cinque i ricercatori tra medici e nutrizionisti che si alterneranno tra le corsie dell’ospedale per spiegare ai pazienti l’importanza di una corretta alimentazione insegnado loro a scegliere le portarte sulla base del loro apporto nutritivo e provenienza dal mondo vegetale e integrale. La scelta, lasciata libera al paziente, verrà poi monitorata e quindi confrontata con analisi e test che a fine anno porterà i primi risultati di come limitare le fonti di grassi animali (carne e latticini), limitare i cibi a farina 0, evitare il consumo di carni conservate (salumi e insaccati) e incrementare il consumo di cereali e derivati integrali, legumi, verdure, frutta fresca e frutta oleosa (mandorle, noci, nocciole, ecc.) non solo è possibile ma anche fattibile nelle corsie di un ospedale.

 

Un grazie speciale a chi, con le sue donazioni all’Associazione Be4eat sta rendendo possibile questo progetto. 

Per contribuire con la tua DONAZIONE

al progetto di RICERCA

vedi qui come fare

www.be4eat.com/donazioni.html

VIENI AL PROSSIMO DIBATTITO:

http://www.be4eat.com/eventi/prossimi-eventi-locali.html

Per rimanere aggiornati sull’iniziativa compila il modulo:

www.be4eat.com

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DIETA ED EMOZIONI

IL CIBO DEL CORPO E GLI ALIMENTI DELLA SALUTE

Daniel Lumera, docente scrittore e formatore non ha dubbi. Nel cibo così come nell’uomo c’è una energia, una frequenza particolare, che se misurata e tenuta in considerazione può portare ad una via di guarigione in altri modi inaspettata e inspiegabile.

 

E’ così che per l’autore del best seller italiano “La Cura del Perdono” (Mondadori – 2016), nutrizione ed emozione, alimento e pensiero si fondono in un unica grande ricetta capace di dare insieme pace e salute alle persone, qualunque contesto di malattia o sofferenza esse debbano affrontare.

 

Che all’origine della patologia vi siano più componenti fisiche ed emotive è infatti l’assunto principale da cui Lumera parte per coniugare il difficile tema della alimentazione e del perdono. Due condizioni che per il fondatore della International School of Forgiveness e presidente della Fondazione My Lyfe Design  da anni impegnato nella formazione in ambito medico e sanitario, sono in sé ampiamente riconducibili e che rispondono alle due facce di una stessa medaglia.

 

Non dobbiamo dimenticare che il cibo non è solo materia. L’essere umano – ci ricorda Lumera- si nutre anche e soprattutto di emozioni, di pensieri, di vissuto. E’ l’insieme di queste due dimensioni, fisica e spirituale, che costituisce la salute o la malattia di una persona”.

 

Dimenticarsi dell’uno o dell’altro campo è dunque l’errore più grande che potremmo compiere all’interno di un percorso di dieta e terapia integrata. Un percorso che Lumera ha studiato e approfondito a partire dalle ricerche di Albert Fritz Popp, il fisico tedesco pioniere della biofisica quantica, e Bruce Taino che ancora nel 1992 ha studiato e quindi ordinato le frequenze vibratorie emesse dal corpo umano e dagli alimenti creando una piramide alimentare incentrata sugli Hertz e sull’energia emessa da ciò che ogni giorno mettiamo sul nostro piatto.

 

La piramide degli alimenti che ne consegue è una piramide simile a quella consigliata da una dieta vegetale e integrale, in cui è evidente che gli alimenti che sottraggono energia all’organismo sono i prodotti di origine animale, cibi lavorati e ricchi di grasso, e quelli che invece più regalano vitalità sono gli ortaggi, la frutta e in generale i cibi crudi fino ai super food come il limone, le alghe e gli oli essenziali.

 

piramide mhzQuesta visione alternativa, fondata sulle scoperte di Popp e dell’origine dei bio-fotoni, riporta l’attenzione di Lumera non solo al cibo come alimento calorico bensì come nutrimento ed energia vitale misurabile in termini di salute o malattia.

 

Taino ha dimostrato come il nostro organismo possieda giornalmente delle frequenze vibratorie- spiega Lumera- La salute secondo queste misurazioni è registrabile intorno ai 62/72 MHz. Scendendo progressivamente da questi valori, il sistema immunitario inizia ad indebolirsi e nell’organismo compaiono i primi sintomi di malessere come raffreddore o influenza fino a quando a 42 Mhz la patologia grave, come ad esempio il cancro, si manifesta”. 

Ecco quindi che l’alimento, specie se considerato in termini di energia e frequenza, diventa importante in un processo di guarigione e recupero della salute. Non a caso, infatti, i super alimenti indicati in questa piramide sono gli stessi che da decenni vengono additati dalle ricerche come nutrienti utili alla lotta integrata contro le principali patologie del nostro secolo.

Non sempre tuttavia salire in alto nella piramide alimentare dei MHz significa ritrovare la salute e il benessere“.

Questo almeno il pensiero di Daniel Lumera che puntando il dito sulle emozioni ricorda come “un pensiero negativo possa far scendere fino a 10 MHz il livello energetico del nostro organismo. Se non curato il nostro modo di sentire la vita e il nostro vissuto può arrivare ad indebolire e persino ad ineficiare l’effetto di una dieta o di una nutrizione consapevole“.

Se a monte non viene stato fatto un lavoro emozionale adeguato- spiega così Lumera,- l’alimentazione da sola non è risolutiva”. In questo contesto e in tal senso si introduce per il formatore italiano la via del perdono: un nuovo abito mentale in grado di sostenere e proteggere il nostro sentire elevando le nostre capacità di auto guarigione e la nostra capacità di alimentare la salute.

Il perdono è come un integratore alimentare, che nutre e potenzia il nostro pensiero, e come tale si rende indispensabile ad uno stile di vita efficace per il nostro benessere e la nostra pace interiore”.

Di questo e della connessione tra alimenti e perdono parleranno sabato pomeriggio, 11 marzo, al Salone Fellini – Centro Congressi Roma Eventi l’epidemiologo Franco Berrino e il formatore Daniel Lumera in un seminario esperienziale dal titolo “Alimenti-Amo. La grande via del Perdono”.

 

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CARNE BIANCA E RISCHIO DI CANCRO

Basta 1 quarto di pollo disossato per aumentarne il rischio

petto di polloE’ quanto emerge dallo studio EPIC, il colossale studio europeo sulla relazione tra cancro e nutrizione che per 10 anni ha monitorato 459 mila persone in 9 Paesi, Italia inclusa.
Il consumo regolare di pollo è associabile ad un aumento del rischio di cancro al pancreas, linfomi e leucemia con percentuali che arrivano anche a più 280%.

Un legame che sorprende, quello tra pollo e cancro, gli stessi ricercatori che nell’ambito delle ricerche pubblicate nel Journal of Cancer si interrogano sul perché il pollame e non la carne rossa è risultata così strettamente correlata a questa tipologia di tumori.

Ciò che più colpisce è la quantità.

Sarebbero sufficienti infatti solo 50 g in più di pollo al giorno, pari ad un quarto di pollo Schermata 2016-12-01 alle 12.22.05disossato (il contenuto di un vasetto di omogenizzato per i nostri figli), ad aumentare il rischio di cancro al pancreas del 72% e del 280% nel caso di linfomi e leucemie.

(RohrmannS,LinseisenJ,NöthlingsU,etal.Meatandsh Consumption and risk of pancreatic cancer: results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Int J Cancer. 2013;132(3):617–24.)

Possibile che così pochi grammi in più di pollame al giorno possano causare un simile danno al nostro organismo?

E’ quanto si sono chiesti gli stessi ricercatori dello studio EPIC che hanno provvisoriamente chiuso il caso sostenendo che, se da un lato questo risultato dipende probabilmente dagli ormoni della crescita che vengono dati in pasto ai polli e ai tacchini, dall’altro anche i virus tumorali riscontrati nel pollame potrebbero avere la loro importanza.

(Rohrmann S, Linseisen J, Jakobsen MU, et al. Consumption of meat and dairy and lymphoma risk in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Int J Cancer. 2011; 128(3):623–34.)

Una affermazione difficile oggi da verificare ma che di fatto lascia l’amaro in bocca a quanti, leggendo le recenti dichiarazioni nell’ottobre 2015 22983-293x300dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (IARC) sui rischi associati al consumo di carni rosse e trasformate si sono lanciati nel consumo di carne bianca data più sicura dallo stesso Codice Europeo contro il Cancro del 2012.

IARC. Nell’ottobre del 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro composta da 22 esperti (2 italiani) di 10 Paesi ha esaminate 800 ricerche internazionali che hanno fatto valutare la carne rossa come probabile cancerogena per l’intestino e quella trasformata (insaccati, wurstel, carne in scatola, essiccata etc.) come certamente cancerogena.
Una connessione con il cancro all’intestino che trova una successiva conferma nella revisione critica delle analisi combinate delle ricerche disponibili su consumo di carni e tumori pubblicata da autori italiani dopo il rapporto IARC

(G.Lippi, C.Mattiuzzi, G.Cervellin, Meat consumption and cancer risk: a critical review of published meta-analiyses, Crit Rev Oncol Hematol 97(2016)1-14)

e che mostra come consumi più alti di carne rossa talora analizzata insieme a quella trasformata hanno associazioni significative o almeno tendenziali con l’incidenza di gran parte dei tumori e non solo intestinali.

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Come si evince il consumo di carne rossa è associato ad un rischio significativo di cancro al colon retto, cancro al seno, cancro allo stomaco, all’esofago, al polmone, all’endometrio, alla vescica e al linfoma di non Hodgkin (meno significativo l’associazione di rischio rilevata per gli altri, tra cui il cancro al pancreas).

Le sostanze della carne rossa coinvolte nel rischio di cancro sono per gli studiosi gli N-Nitrosio composti (NOC), ovvero i composti che si possono formare nelle affumicature e nella conservazione. Il ferro della carne, diverso da quello dei vegetali, che favorisce le ossidazioni e la formazione di questi NOC nell’intestino.
E le sostanze che si possono formare nelle cotture delle carni (IPA e HAA).

Nulla tuttavia si poteva dire di certo sulla carne bianca, per questo ancora consigliata come scelta preferenziale anche nel Codice Europeo Contro il Cancro.

Le ricerche di EPIC mostrano tuttavia che un certo margine di allerta dovrebbe rimanere anche sull’utilizzo di queste carni, almeno fino a quando si saranno approfonditi gli argomenti sollevati a riguardo.

Ciò che è certo è che prima di poter affermare anche per la carne bianca quanto detto dall’OMS per la carne rossa e per quella lavorata, passerà del tempo.

Schermata 2016-12-01 alle 12.11.23Come spiega in modo molto chiaro Micheal Greger, medico esperto internazionale e fondatore dell’American College of Medicine Lifestyle, “sarà difficile arrivare ad una conclusione certa del legame tra carne di pollo e cancro. Il tumore al pancreas che si può sviluppare mangiando pollame è lo stesso tipo di cancro di cui ci si può ammalare fumando e per questo è più difficile individuare una chiara relazione di causa ed effetto come quella individuata ad esempio tra amianto e cancro (l’amianto causava un tipo di tumore, il mesotelioma, praticamente sconosciuto prima che di diffondesse l’uso di questo materiale)”.

Perciò- conclude Greger-, nonostante prove schiaccianti legano l’esposizione al pollame con il tumore al pancreas, non aspettatevi che domani mattina i fast food specializzati in pollame vengano messi al bando come l’amianto

Schermata 2016-12-01 alle 12.29.28Una corretta attenzione da parte nostra tuttavia sulla quantità di carne bianca consumata dai nostri figli o familiari rimane legittima. Sia essa servita a mensa o a casa, sotto forma di  omogenizzato o crocchette, servito impanato o cotto alla griglia. Sempre pollo è, e stando alle prime ricerche, ne basta davvero poco di troppo per dare problemi anche molto gravi.

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PROTEINE E MENSE PEDIATRICHE

Fino a 4 volte in più di quanto raccomandato dalle linee guida nazionali

Schermata 2016-11-30 alle 09.17.06Dovrebbe guidare la corretta ristorazione in età pediatrica negli ospedali italiani e di fatto diventa l’emblema della “contraddizione” che oggi regna sull’argomento nel nostro Paese.

Questo il risultato delle oltre 30 pagine di documento a firma del Ministero della Salute italiano che dal 2014 prende il nome di Linee di Indirizzo Nazionale per la Ristorazione Ospedaliera Pediatrica.
Un concentrato di “buoni propositi” della scienza medica che mette al centro delle cure la salute nutrizionale del bambino con la qualità, la varietà e la stagionalità dei prodotti utilizzati nei pasti consumati in ospedale. Ma che per una ”superficialità” di calcolo rischia di mettere in tavola ai bambini fino a quattro volte in più dell’apporto proteico raccomandato al giorno dalle linee guida nazionali (LARN 2012) e internazionali (EFSA NDA, 2013).

Si arresta così, sul mero computo delle proteine da servire, il grande passo avanti condotto dal nostro governo nel riconoscere un ruolo sempre più normato e controllato alla alimentazione nel percorso di cura dei bambini.

Se infatti le nuove Linee Guida per le mense ospedaliere hanno dato un riconoscimento importante alla corretta nutrizione nel percorso di cura e salute del paziente pediatrico puntando dritto al reperimento di “alimenti vegetali a filiera corta, detta anche a km 0, ossia distanze ridotte tra la raccolta e il consumo”, alla necessaria “variazione settimanale dei menu al fine di evitare scelte ripetitive e monotone” (la fine si spera del solito purè e prosciutto di tutte le sere) e alla “alternanza stagionale dei prodotti” (non sempre e solo biete e spinaci), dall’altra parte si è aperto un vuoto strategico nella applicazione della letteratura scientifica che viene citata a sostegno delle linee governative presentate e che di fatto non viene messa in pratica.

LA SVISTA. Per una ottimale copertura dei fabbisogni il menu proposto dagli ospedali in ambito pediatrico, secondo le nuove Linee guida, “dovrà infatti fare riferimento ai LARN ovvero ai Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti, 2012”.

CHE COSA SONO I LARN? LARN sta per Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti, una attenta informativa nazionale redatta nel 2012 dopo 16 anni dalla precedente edizione da parte della Società Italiana di Nutrizione Umana. Tale versione è frutto di una attenta revisione della letteratura scientifica ad opera di una rosa di esperti il cui preciso e capillare lavoro si è convogliato nelle nuove indicazioni di riferimento dei nutrienti necessari alla salute e che nasce da 30 mesi di lavoro, con circa 100 scienziati selezionati e suddivisi in commissioni guidate dal gruppo di coordinamento di 8 esperti scelti dal SINU e dall’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la Nutrizione).
Insomma una garanzia scientifica di quanto ad oggi si può dire sul tema e che deve a ragione guidare le scelte pubbliche in merito. Per questo, le nuove Linee Guida per la mensa ospedaliera pediatrica riportano in appendice i valori nutrizionali da rispettare.

PROTEINE. Nel caso delle proteine, i LARN riportano che i bambini tra gli 1 e i 3 anni, devono consumare 14g di proteine totali al giorno.

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Attenendosi tuttavia alla suddivisione calorica consigliata nelle pagine precedenti dalle Linee Guida per la ristorazione ospedaliera, la frequenza settimanale di pasti con proteine rischia di eccedere e di molto queste indicazioni.

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Come si può vedere su 14 pasti di una settimana, ai bambini dai 12 ai 36 mesi, ovvero da 1 a 3 anni, dovrebbero essere serviti 14 pasti proteici che non fanno di fatto distinzione tra proteine animali e proteine vegetali (i legumi sono considerati al pari del pesce come frequenza settimanale).

Tenendo conto che 50 g di carne di vitella, più 1 cucchiaino di parmigiano fanno già 13 g di proteine, è facile capire come in 1 solo pasto classico i bambini serviti in ospedale ottengono l’equivalente dell’apporto proteico di un giorno stabilito dai LARN italiani. A questo bisognerà poi aggiungere la colazione (facilmente a base di latte vista l’età, e quindi ancora a base di proteine animali), la merenda e la cena che seguendo lo schema raddoppia come niente il contenuto proteico del pranzo.

Schermata 2016-11-30 alle 09.05.43Come è possibile questo? Il gioco è tutto sulla differenza tra proteine animali e vegetali e la loro quantità. L’unico modo per rispettare i LARN italiani infatti è considerare l’apporto di carne, pesce, formaggio come condimento e non come portata centrale del pasto. Nel qual caso il rischio è, come si evince, l’eccesso proteico giornaliero e il suo carico di conseguenze per la salute nel tempo.

Il classico “secondo” italiano dovrebbe quindi avere ben altro aspetto rispetto a ciò cui siamo abituati in ospedale o nelle mense del nido e delle scuole. E non a caso nella vera tradizione mediterranea l’eventuale pezzetto di carne o di formaggio erano utilizzati per insaporire un piatto incentrato su alimenti vegetali e integrali. Il piatto unico, con una base di carboidrato integrale, verdure e corretta dose di proteine (i legumi sono quelli che si prestano meglio al calcolo) dovrebbe quindi rappresentare il sistema più corretto di alimentazione dei bambini in tenera età.

Tutt’altra realtà invece è quella dell’ospedale e delle mense scolastiche dove le portate sono sempre necessariamente due, con un primo e un secondo che per definizione è a base proteica animale. Eppure questa è una realtà scientifica che se non viene tenuta in debita considerazione, soprattutto a livelli istituzionale, può far raggiungere al bambino fino a 4 volte in più del carico proteico giornaliero raccomandato.

Davvero si pensa che mangiare carne a pranzo (anche sotto forma di ragù), formaggio o pesce a cena, bere latte la mattina e utilizzare uno yogurt al pomeriggio non abbia delle ripercussioni sulla salute del piccolo paziente a breve, medio e lungo termine?
Se così fosse, perché 100 scienziati per 30 mesi si sono adoperati a scrivere delle linee di riferimento nazionali che impongono un calcolo ben preciso di introito proteico al giorno?

L’eccessivo carico renale, l’acidosi metabolica tissutale e la stimolazione ad un aumentato rilascio di insulina indotte dall’eccesso di proteine sono conseguenze ben note alla scienza nutrizionale oggi.
Drammatico che questo venga ancora consigliato negli ospedali!!!

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Prefazione – L’Inganno delle Diete Low Carb

l-inganno-delle-diete-low-carb-a-basso-contenuto-di-carboidratiSei a dieta? Vuoi dimagrire? Riduci i carboidrati e fai più attività fisica.

Questo il consiglio comune con cui ognuno di noi è cresciuto negli ultimi anni e sul quale la maggior parte degli italiani, dietologi compresi, basa ancora la propria proposta alimentare. Pasta, pane, riso e in generale primi piatti a pranzo. Carne, pesce e formaggio a cena come piatto unico con verdura di contorno.

Una tale impostazione considerata “salutare” e logica nella sua matematica semplicità (mangia poco e un po’ di tutto nel rispetto dei tempi energetici dell’organismo) sta tuttavia progressivamente accompagnando le famiglie italiane a perdere il primato di popolazione più longeva d’Europa per guadagnare quello di obesità infantile.

Il motivo? Semplice. Secondo gli autori di questo ampio articolo provocatorio, nato come risposta da parte del prof. T. Colin Campbell alle argomentazioni del giornalista americano Gary Taubes, autore di Calorie buone, calorie cattive e padre mediatico della teoria low carb negli USA, la fobia collettiva sorta intorno al carboidrato senza alcuna differenza tra raffinato e integrale ha portato come logica conseguenza a un eccesso del consumo di proteine e grassi. Uno sbilanciamento quest’ultimo che si rivela pericoloso per la salute a lungo termine delle persone e che conduce decisamente lontano dalla celebre Dieta Mediterranea.

Nella tradizione culinaria italiana divenuta patrimonio Unesco infatti i carboidrati integrali (non quelli raffinati!) erano da sempre la base dell’apporto energetico giornaliero con una suddivisione che si aggirava intorno al 55-60% di carboidrati, 20-30% di grassi, 10-15% di proteine.

Perché dunque anche in Italia ci si ostina a voler considerare un approccio low carb come “buono” e “consigliabile”?

La risposta a una domanda attuale quanto centrale per la salute di ognuno di noi è tutta in questo libro scritto dall’autore del The China Study, dal dottor Howard Jacobson e da Michael Greger, medico e studioso americano, che nel suo articolo (vedi appendice) tira le somme di ciò che oggi la scienza nutrizionale può davvero dire in merito.

Una somma che spiega nel dettaglio i diversi motivi per i quali una dieta ipocalorica e sostanzialmente fondata sul basso apporto di carboidrati fa fallire l’obiettivo a lungo termine di mantenere nel peso e in salute le persone.

Che si chiami Dieta Dukan, Dieta a Zona, Dieta Paleolitica o Dieta del Gruppo Sanguigno oggi, molto in voga in Italia argomenta Campbell, non c’è differenza sostanziale nella proposta fatta. Al di là del nome che le contraddistingue, le diete in voga in questi anni presentano un regime incentrato sullo stretto controllo delle calorie provenienti dai carboidrati (con una differenza minima una dall’altra) incentivando così un consumo esagerato di proteine e grassi che in alcuni casi è addirittura superiore al 60-70%.

Questo, dicono gli autori, è il nodo principale che lega pratiche dietetiche così costruite a diversi problemi di salute sul lungo termine, gli stessi di cui, gli italiani soffrono in modo esponenziale come cancro, cardiopatie, diabete, ipertensione, insufficienza renale e persino … obesità!

Rispettare una dieta per poi ritrovarsi ancora più grassi e più malati non è di certo l’obiettivo principe. Tuttavia, sostengono gli autori, nonostante un momentaneo successo in termini di peso, un regime dietetico incentrato sulla “carbofobia” non ha in serbo nulla di buono.

Il problema, oggi, è crederci. La riduzione dei carboidrati infatti è molto efficace in termini di bilancia. Chiunque di noi può sperimentare una facile perdita di peso nel breve periodo riducendo il proprio apporto di pasta, pane, riso e quant’altro nella dieta. E questa perdita di peso repentina è quella che giustifica le scelte di sempre più italiani in lotta con il peso e con un piatto di insalata e bistecca sia a pranzo che a cena.

La domanda tuttavia è: questa perdita di peso è duratura? Risolve il problema del sovrappeso o della pancetta alla radice? Come starò tra dieci-quindici anni?

L’errore principale, sostengono gli autori, è quello di considerare il dimagrimento come una mera questione aritmetica: meno calorie ingerite uguale a meno peso guadagnato. Questo consiglio, che echeggia nella nostra mente, è ciò che accompagna ogni nostro tentativo di dieta. In realtà la scienza ha dimostrato che non è tanto la quantità di calorie ingerite a fare la differenza quanto il modo in cui queste ultime vengono metabolizzate e distribuite in tutto l’organismo.

Puntare quindi il dito solo sulla restrizione calorica è come «verniciare un prato di verde invece di curare lo stato di salute dell’erba!»

Se un peso corporeo corretto e una buona salute di solito coesistono è vero tuttavia che non sono sinonimi. Come spesso fa notare Campbell nelle sue conferenze in Italia tenute da Be4eat, si possono perdere molti chili anche ammalandosi di cancro ma questo non è di certo un approccio raccomandabile! Ciò che occorre invece è “risvegliare” nella mente del pubblico e degli specialisti la differenza sostanziale tra carboidrato raffinato e carboidrato integrale. Qui si gioca il futuro del nostro benessere e si pongono le basi per le scelte più pratiche ed idonee a perseguirlo.

Se infatti l’aumento del consumo di farine raffinate è associabile a un aumento di peso e a seri problemi di salute (non solo diabete!), un aumento del consumo di carboidrati integrali, gli stessi elencati dalla Dieta Mediterranea, non solo non fa ingrassare ma addirittura avvia una perdita di peso regolare e duratura che nel lungo termine giova alla salute e al benessere del paziente.

Come suggerito dalla Bibliografia scientifica del dottor Greger la riduzione degli apporti di proteine e grassi che segue all’aumentato consumo di carboidrati integrali è il vero fattore protettivo di una scelta dietetica più sana e consigliabile. Una alimentazione che dovrebbe puntare, secondo l’autore del The China Study, a percentuali pari 80-10-10: 80% carboidrati integrali, 8-12% proteine e 8-12% lipidi.

Solo così si può essere certi di raggiungere il peso ideale risolvendo alla radice il problema che ha generato l’accumulo di grasso corporeo. A questo punto non resta che mettersi all’opera e sperimentare il risultato su se stessi.

Nicla Signorelli

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BE4EAT PROGRAM

il percorso nutrizionale ad hoc sulla persona

E’ la nuova iniziativa Be4Eat, un programma nutrizionale di 6 mesi costruito sulla persona e sulle reali esigenze di salute del momento.
logo-cnrNasce così in seno al CNR di Bologna il nuovo percorso alimentare studiato e misurato con esami di laboratorio e professionisti della salute destinato a coinvolgere farmacie e ambulatori medici in tutto il territorio nazionale.
Fondato su un rigoroso metodo scientifico ideato dalla Schermata 2016-10-13 alle 10.02.05dott.ssa Carla Ferreri, prima ricercatrice dal Centro Nazionale di Ricerca, il programma prevede una prima analisi di laboratorio in grado di fotografare la reale situazione di salute dell’organismo sulla quale poi avviare un percorso personalizzato di nutrizione della durata di 6 mesi. Un modo preciso dunque di intervenire con l’alimentazione e con il supporto di esperti sul riequilibrio naturale del corpo che per differenti motivi può essere stato alterato.
Stress, problematiche personali, inattività fisica, inquinanti così come inadeguati regimi alimentari fondati sul fai da te o sul sentito dire possono infatti depistare il nostro organismo conducendolo lungo percorsi infiammatori più o meno silenti che nel tempo aprono la via a patologie ben più serie e problematiche.
Da qui l’importanza di un metodo rigoroso di analisi della situazione attuale della persona sulla quale poi poter intervenire in modo personalizzato e professionale. Il programma ideato della dott.ssa Ferreri e oggi sposato da Be4eat risponde esattamente a questi requisiti.
locandinaLavorando infatti sul delicato equilibrio tra omega-3/omega-6 rilevato non nel plasma bensì nelle nostre membrane cellulari, il programma fotografa in modo preciso lo stato infiammatorio attuale dell’organismo suggerendo con l’ausilio di esperti le strategie nutrizionali individuali da intraprendere nel recupero dell’equilibrio naturale.
Un progetto importante che consente ai professionisti di mirare al problema di base del proprio paziente, limando sul tempo di risposta della terapia e lavorando sulla causa a monte della patologia presentata.
E’ un metodo certo e scientifico per tutti, in grado di fornirci un piano alimentare costruito sulle nostre reali esigenze di salute, sicuro e seguito da professionisti in un percorso progettato per la salute e la prevenzione ad ogni età.
Domenica 23 ottobre nella sala plenaria del CNR a Bologna la presentazione del progetto e la possibilità di aderirvi. L’iscrizione è gratuita.

Per partecipare CLICCA QUI

 

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BE4EAT ACADEMY: PER PASSARE DAL DIRE AL FARE

Lo stile vegetale e integrale per tutta la famiglia. Da ciò che “sai” a come farlo, senza errori

Pasta bianca, prodotti da forno, bibite, formaggi. Convincere un marito, un genitore, un figlio o un amico a cambiare abitudini alimentari radicate in decenni di indifferenza e distrazione è difficile. A volte addirittura impossibile.
E questo nonostante sia ammalato e sappia ormai che lo zucchero non fa bene, che la frutta e la verdura devono essere consumate in abbondanza, che la pasta integrale è meglio di quella raffinata e che di latticini e prodotti industriali da forno non si può vivere a lungo.

Si sa.
Ma non si fa.

Schermata 2013-11-05 a 12.06.32Questo è il punto. Il nodo della questione. Il fare. E soprattutto, come impostare un cambiamento che non faccia mai più dietrofront e che consenta di portare con sé tutti i propri cari. Marito, figlio o genitore compreso.

Questo è il Life Style Seminar. Un percorso di studio on line ideato da Be4Eat e da più di una trentina di medici ed esperti italiani e internazionali pensato per quanti, ammalati o parenti, hanno bisogno di passare dal “sentito dire” al “praticare” in modo corretto, senza sbavature e senza entusiasmi (tanto fugaci quanto passeggeri), un cambio di stile di vita e di alimentazione che la scienza di oggi dice essere fondamentale per la salute di chiunque. Medici e professionisti compresi.

Tre anni fa il prof. T. Colin Campbell ci ha detto che “per aiutare veramente le persone a cambiare il loro modo di alimentarsi e condurre la propria vita dovevamo dar loro strumenti semplici e coerenti per capire che cosa fare”.
Perché senza chiarezza non si va avanti. E “il sentito dire” così come “l’ha raccontato mia moglie” o “lo dice mia figlia” non funziona.

Schermata 2016-07-29 a 10.05.07Ci vuole esperienza. Conoscenza. Capacità di adattare una teoria ad una pratica che vede ognuno di noi diverso dall’altro.
Perché è inutile negarlo: io non sono te e tu non sei me. E il diabete di mio padre non è uguale al diabete del tuo, così come la patologia autoimmune di mia zia o il cancro al seno della mia amica non è la stessa di tua zia o di tua sorella. Questa è la realtà.
Una realtà che vede tra la teoria di uno stile di vita differente e la pratica di un cambio di alimentazione un grande ostacolo nel mezzo: noi!
Noi, con le nostre differenze, le nostre peculiarità, le nostre opportunità e le diverse risposte a terapie, alimenti e cambiamenti che se non compresi e sostenuti nel modo corretto e scientifico possono danneggiare più che aiutare.

E’ il caso di chi, passando da una dieta inconsapevole ad una vegetale e integrale, ottiene un primo e rapido miglioramento della propria psoriasi, ma poi tutto si arresta. O di chi, intenzionato a curare la propria disbiosi intestinale o allergia, la peggiora dopo qualche mese senza capirne il motivo.
Il processo infiammatorio del nostro organismo abbisogna di tempo, di studio, di conoscenza e soprattutto di esperienza.
Non c’è altro da dire.
Perché un cambiamento sia concreto, sostenibile ed estendibile a parenti, amici e conoscenti, deve essere “studiato”. Compreso. Esperito. E individualizzato.

Questo è il motivo per il quale Be4Eat ha pensato al Life Style Seminar. Un modo immediato di portare in casa, in vacanza, al lavoro una trentina di esperti e professionisti della salute per spiegare dall’inizio, con semplicità ma allo stesso tempo approfondimento e rigore, come funziona il nostro organismo, cosa ci stanno dicendo i nostri sintomi e come invertire la rotta.
Uno strumento indispensabile, con tanto di compagni di classe e momenti di confronto sul Forum, per interrogare i propri terapeuti fornendo quei dettagli all’apparenza inutili ed in realtà fondamentali per la buona riuscita della terapia.
Un modo per capire e incentivare i propri pazienti a integrare percorsi di cura più tradizionali per ottenere maggiori risultati.
Un regalo a tutta la famiglia che impegna una o due sere a settimana e che consente di sapere, capire e sperimentare senza “se” e senza “ma”, senza i “te l’avevo detto” e i “con me non funziona”.

Questo è il nostro ruolo. Questo è la nostra opportunità.  Sono fiera di farne parte e di aver potuto aiutare così tante famiglie. I risultati raggiunti in questi 3 anni e le tante testimonianze di successo che ne sono seguite sono una conferma che questa è la strada giusta.
Grazie Colin.

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MARATONA BE4EAT. ALLENATI CON NOI

Non ho tempo! Non mi piace! Mai stato capace! Mi sono già iscritto in palestra!
Eccole qui, le nostre ROCCAFORTI.

Schermata 2016-08-04 a 17.40.56Da quando ho deciso di fare della corsa la mia pratica giornaliera ho smesso di contare i commenti sconsolati di chi vedendomi passare sospira: “Dovrei farlo anch’io, ma…”. Ma…
Ma è pesante. Si suda. Fa caldo. Mi tocca svegliarmi prima. Organizzarmi più in fretta. Pensare dove andare. Quando andare. Trovare le scarpe. E abbinaci un completino.

Schermata 2016-08-04 a 17.34.35Quante cose dobbiamo programmare prima di fare. Perché non basta sapere che correre ci fa bene. Che tra tutti i movimenti la corsa è quelle più naturale e rispettosa del nostro corpo. Quella che costa meno. Che non ha bisogno di palestra, personal trainer o divisa. Quella che ha più risultato sulla pancetta, sulle cosce, sulla bilancia. E quella che si ruba più ossigeno e vitamina D senza chiedere un centesimo.

No. Non basta. Per passare al fare, abbiamo bisogno di pensare.
E quindi attrezzarci. E’ questo che ha fatto l’anno scorso una mia amica: ha pensato, ha deciso e ha acquistato. Una splendida bicicletta, con telaio in acciaio, leggerissima, doppio cambio, talmente nuova che… in un anno e mezzo ha visto solo il garage!

Fa ridere?
E’ così. Siamo tutti uguali. Quanto tempo buttiamo via a pensare senza mai agire.

Per buttare giù la pancia non hai bisogno del tapis roulant. Per vederti più tonico, in forma Schermata 2016-08-04 a 17.36.07e con gli addominali scolpiti non hai bisogno della palestra. Per sentirti più vivo, felice e in salute non devi aspettare il mese prossimo.
Agisci!
Ora.
Adesso.
Decidi.

Esci dalle regole che fanno dell’attività fisica un affare complicato con tabelle, marce, macchinari. Non importa per quanto correrai, se già all’angolo dietro casa conterai i minuti che mancano alla fine, se ti sentirai goffo, lento, impacciato.

CORRI.
Esci di casa e inizia a fare.

Schermata 2016-08-04 a 17.30.53Se hai bisogno di un motivo in più, noi di Be4eat te ne offriamo uno: il gruppo. A partire da  lunedì 8 agosto sono aperte le iscrizioni per avviare la squadra “#Be4eatMaratona”.
In tutta Italia creeremo gruppi di persone che hanno deciso di passare all’azione: 4 allenamenti a settimana, senza pretese iniziali a parte la voglia di cambiare, con tanto di magliette e collegamento WhatsApp per partecipare appena pronti a mini maratone e campestri. Strada facendo andremo a decidere a quali maratone partecipare!

Unisciti a noi.
Smetti di pensare.

Passa all’azione

Compila il form e sarai inserito nel gruppo WhatsApp #Be4eatMaratona. Ci organizzeremo per allenarci insieme, non solo per questa estate ma per tutto l’anno! Con tanto di maglietta e gruppo di appoggio su WhatsApp!
Seleziona il tuo livello oggettivo di preparazione così da essere inserito in uno dei 3 gruppi WhatsApp più il linea con la tua preparazione.:
Gruppo A (o km settimanali percorsi)
Gruppo B (<15 km settimanali percorsi)
Gruppo C (>15 km settimanali percorsi)

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IL GELATO ISTANTANEO

gusto e salute da Be4eat

Schermata 2016-07-27 a 16.46.36Voglia di gelato!
Inutile ribadirlo. Quando caldo e afa si portano via tutto, appetito compreso, non solo i bambini sognano un gelato perfetto, fresco, goloso e di qualità.
Peccato che non sempre gelato “sano” sia sinonimo di “facile” e “pratico”.
Non disponendo di attrezzatura particolare e senza tempo per imparare ed esperienza da vantare, non ho avuto quindi altra scelta che innamorarmi di questa ricetta. Facile, veloce, senza zucchero, senza latte vegetale, senza acqua e soprattutto senza robot!

Il segreto? Il nostro freezer.

bottonepiattohome2Come insegna Cristina Di Mauro nel suo video corso di cucina vegetale e integrale, il segreto di un buon gelato alla T. Colin Campbell è congelare a fettine la frutta il Schermata 2016-07-27 a 16.48.34giorno prima.
Si prende il cesto di casa, si sceglie ciò che ne rimane come contenuto (il consiglio è quello di metterci sempre della banana per farlo adorare ai bambini), si taglia a fettine e lo mette nel freezer.
Il giorno dopo, al richiamo dell’afa e dell’urlo di bambini affamati in cerca di merenda estiva, si introduce tutta la frutta nel fSchermata 2016-07-27 a 16.58.44rullatore di casa e paf… gelato istantaneo servito!

Il risultato? Garantito. Anche al palato dei più riottosi…

Questa la ricetta originale della nostra chef. Ai più fantasiosi, tutte le prove e le aggiunte del caso. Buona estate a tutti!

RICETTA DI CRISTINA

50% Banane molto mature e congelate
50% Fragole anche non congelate

Prendere delle banane molto mature, tagliarle a fettine e metterle in congelatore per un giorno.
Il giorno dopo prendo le banane congelate e le fragole e metto tutta la frutta nel boccale del frullatore e riduco il tutto ad una crema gelata.

CVIT_6_GelatoIstantaneoE buon appetito!! :)

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VACCINI, ESAME INTESTINALE PREVENTIVO: A QUANDO L’AVVIO DI UNO STUDIO?

Schermata 2016-07-21 a 15.59.16Vaccinazioni, più facile punire che costruire.
Questa la sensazione che si prova di fronte all’ennesimo inasprimento contro i dissidenti delle vaccinazioni che in Italia aumentano di anno in anno in modo esponenziale e incontrollato (3.500 bambini in meno ogni anno per i vaccini obbligatori e 10.500 in meno all’anno per morbillo, rosolia e orecchioni).

Da ieri, secondo il documento approvato dalla Federazione nazionale dei medici, qualsiasi professionista che non si attenga “all’obbligo di collaborare” con le misure di sanità pubblica in tema di vaccinazioni (alias, non consigli la vaccinazione) può essere soggetto a “sanzione disciplinare” fino alla radiazione dall’Albo.

Insomma un pugno duro quello dell’Ordine dei medici che insieme alla sanzione per i camici bianchi e allo spettro del divieto dei nidi ai bambini “a rischio”, inasprisce nuovamente la polemica dividendo ulteriormente la popolazione tra buoni e cattivi ed evitando di rispondere alla richiesta vera, quella scientifica, che tutti chiedono ma che nessuno intavola: quando un bambino può dirsi davvero in salute e può sottoporsi, Schermata 2016-07-21 a 17.01.38senza rischi evitabili, alla somministrazione di un vaccino?

Questo infatti è il nodo centrale che a monte chiedono i medici e i pediatri impegnati ad agire sul territorio e non sulla carta.
Perché se è vero che la scienza ha fatto passi da gigante in tema di prevenzione, altrettanto si può dire oggi della necessità incalzante di disporre di un parametro certo e di una indagine accurata dello stato di salute del paziente che tenga conto delle nuove scoperte medico-scientifiche.

Nello specifico, lo stato di salute dell’intestino e in generale del sistema immunitario del paziente si è visto essere fondamentale nella definizione di salute pre-vaccino. Un intestino permeabile o in quel momento particolarmente vulnerabile è il primo campanello d’allarme di un possibile rischio di vaccino per il paziente.
Ma che cosa significa salute intestinale del bambino?

Schermata 2016-07-21 a 16.58.28- Quali le funzioni da indagare?
- Quali i sintomi da monitorare?
- Quali le eventuali indagini da effettuare?

Solo quando si deciderà di affrontare in modo serio e costruttivo questo tema, impostando uno studio e una ricerca mirata in tal senso, capace di unificare nuove ricerche e sistema ambulatoriale, si smetterà di fare propaganda fine a se stessa e si metterà mano ad un argomento centrale della salute pubblica oggi lasciato pericolosamente al “fai da te” e alla “scienza di Internet”.

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