CARNE BIANCA E RISCHIO DI CANCRO

Basta 1 quarto di pollo disossato per aumentarne il rischio

petto di polloE’ quanto emerge dallo studio EPIC, il colossale studio europeo sulla relazione tra cancro e nutrizione che per 10 anni ha monitorato 459 mila persone in 9 Paesi, Italia inclusa.
Il consumo regolare di pollo è associabile ad un aumento del rischio di cancro al pancreas, linfomi e leucemia con percentuali che arrivano anche a più 280%.

Un legame che sorprende, quello tra pollo e cancro, gli stessi ricercatori che nell’ambito delle ricerche pubblicate nel Journal of Cancer si interrogano sul perché il pollame e non la carne rossa è risultata così strettamente correlata a questa tipologia di tumori.

Ciò che più colpisce è la quantità.

Sarebbero sufficienti infatti solo 50 g in più di pollo al giorno, pari ad un quarto di pollo Schermata 2016-12-01 alle 12.22.05disossato (il contenuto di un vasetto di omogenizzato per i nostri figli), ad aumentare il rischio di cancro al pancreas del 72% e del 280% nel caso di linfomi e leucemie.

(RohrmannS,LinseisenJ,NöthlingsU,etal.Meatandsh Consumption and risk of pancreatic cancer: results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Int J Cancer. 2013;132(3):617–24.)

Possibile che così pochi grammi in più di pollame al giorno possano causare un simile danno al nostro organismo?

E’ quanto si sono chiesti gli stessi ricercatori dello studio EPIC che hanno provvisoriamente chiuso il caso sostenendo che, se da un lato questo risultato dipende probabilmente dagli ormoni della crescita che vengono dati in pasto ai polli e ai tacchini, dall’altro anche i virus tumorali riscontrati nel pollame potrebbero avere la loro importanza.

(Rohrmann S, Linseisen J, Jakobsen MU, et al. Consumption of meat and dairy and lymphoma risk in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Int J Cancer. 2011; 128(3):623–34.)

Una affermazione difficile oggi da verificare ma che di fatto lascia l’amaro in bocca a quanti, leggendo le recenti dichiarazioni nell’ottobre 2015 22983-293x300dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (IARC) sui rischi associati al consumo di carni rosse e trasformate si sono lanciati nel consumo di carne bianca data più sicura dallo stesso Codice Europeo contro il Cancro del 2012.

IARC. Nell’ottobre del 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro composta da 22 esperti (2 italiani) di 10 Paesi ha esaminate 800 ricerche internazionali che hanno fatto valutare la carne rossa come probabile cancerogena per l’intestino e quella trasformata (insaccati, wurstel, carne in scatola, essiccata etc.) come certamente cancerogena.
Una connessione con il cancro all’intestino che trova una successiva conferma nella revisione critica delle analisi combinate delle ricerche disponibili su consumo di carni e tumori pubblicata da autori italiani dopo il rapporto IARC

(G.Lippi, C.Mattiuzzi, G.Cervellin, Meat consumption and cancer risk: a critical review of published meta-analiyses, Crit Rev Oncol Hematol 97(2016)1-14)

e che mostra come consumi più alti di carne rossa talora analizzata insieme a quella trasformata hanno associazioni significative o almeno tendenziali con l’incidenza di gran parte dei tumori e non solo intestinali.

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Come si evince il consumo di carne rossa è associato ad un rischio significativo di cancro al colon retto, cancro al seno, cancro allo stomaco, all’esofago, al polmone, all’endometrio, alla vescica e al linfoma di non Hodgkin (meno significativo l’associazione di rischio rilevata per gli altri, tra cui il cancro al pancreas).

Le sostanze della carne rossa coinvolte nel rischio di cancro sono per gli studiosi gli N-Nitrosio composti (NOC), ovvero i composti che si possono formare nelle affumicature e nella conservazione. Il ferro della carne, diverso da quello dei vegetali, che favorisce le ossidazioni e la formazione di questi NOC nell’intestino.
E le sostanze che si possono formare nelle cotture delle carni (IPA e HAA).

Nulla tuttavia si poteva dire di certo sulla carne bianca, per questo ancora consigliata come scelta preferenziale anche nel Codice Europeo Contro il Cancro.

Le ricerche di EPIC mostrano tuttavia che un certo margine di allerta dovrebbe rimanere anche sull’utilizzo di queste carni, almeno fino a quando si saranno approfonditi gli argomenti sollevati a riguardo.

Ciò che è certo è che prima di poter affermare anche per la carne bianca quanto detto dall’OMS per la carne rossa e per quella lavorata, passerà del tempo.

Schermata 2016-12-01 alle 12.11.23Come spiega in modo molto chiaro Micheal Greger, medico esperto internazionale e fondatore dell’American College of Medicine Lifestyle, “sarà difficile arrivare ad una conclusione certa del legame tra carne di pollo e cancro. Il tumore al pancreas che si può sviluppare mangiando pollame è lo stesso tipo di cancro di cui ci si può ammalare fumando e per questo è più difficile individuare una chiara relazione di causa ed effetto come quella individuata ad esempio tra amianto e cancro (l’amianto causava un tipo di tumore, il mesotelioma, praticamente sconosciuto prima che di diffondesse l’uso di questo materiale)”.

Perciò- conclude Greger-, nonostante prove schiaccianti legano l’esposizione al pollame con il tumore al pancreas, non aspettatevi che domani mattina i fast food specializzati in pollame vengano messi al bando come l’amianto

Schermata 2016-12-01 alle 12.29.28Una corretta attenzione da parte nostra tuttavia sulla quantità di carne bianca consumata dai nostri figli o familiari rimane legittima. Sia essa servita a mensa o a casa, sotto forma di  omogenizzato o crocchette, servito impanato o cotto alla griglia. Sempre pollo è, e stando alle prime ricerche, ne basta davvero poco di troppo per dare problemi anche molto gravi.

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PROTEINE E MENSE PEDIATRICHE

Fino a 4 volte in più di quanto raccomandato dalle linee guida nazionali

Schermata 2016-11-30 alle 09.17.06Dovrebbe guidare la corretta ristorazione in età pediatrica negli ospedali italiani e di fatto diventa l’emblema della “contraddizione” che oggi regna sull’argomento nel nostro Paese.

Questo il risultato delle oltre 30 pagine di documento a firma del Ministero della Salute italiano che dal 2014 prende il nome di Linee di Indirizzo Nazionale per la Ristorazione Ospedaliera Pediatrica.
Un concentrato di “buoni propositi” della scienza medica che mette al centro delle cure la salute nutrizionale del bambino con la qualità, la varietà e la stagionalità dei prodotti utilizzati nei pasti consumati in ospedale. Ma che per una ”superficialità” di calcolo rischia di mettere in tavola ai bambini fino a quattro volte in più dell’apporto proteico raccomandato al giorno dalle linee guida nazionali (LARN 2012) e internazionali (EFSA NDA, 2013).

Si arresta così, sul mero computo delle proteine da servire, il grande passo avanti condotto dal nostro governo nel riconoscere un ruolo sempre più normato e controllato alla alimentazione nel percorso di cura dei bambini.

Se infatti le nuove Linee Guida per le mense ospedaliere hanno dato un riconoscimento importante alla corretta nutrizione nel percorso di cura e salute del paziente pediatrico puntando dritto al reperimento di “alimenti vegetali a filiera corta, detta anche a km 0, ossia distanze ridotte tra la raccolta e il consumo”, alla necessaria “variazione settimanale dei menu al fine di evitare scelte ripetitive e monotone” (la fine si spera del solito purè e prosciutto di tutte le sere) e alla “alternanza stagionale dei prodotti” (non sempre e solo biete e spinaci), dall’altra parte si è aperto un vuoto strategico nella applicazione della letteratura scientifica che viene citata a sostegno delle linee governative presentate e che di fatto non viene messa in pratica.

LA SVISTA. Per una ottimale copertura dei fabbisogni il menu proposto dagli ospedali in ambito pediatrico, secondo le nuove Linee guida, “dovrà infatti fare riferimento ai LARN ovvero ai Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti, 2012”.

CHE COSA SONO I LARN? LARN sta per Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti, una attenta informativa nazionale redatta nel 2012 dopo 16 anni dalla precedente edizione da parte della Società Italiana di Nutrizione Umana. Tale versione è frutto di una attenta revisione della letteratura scientifica ad opera di una rosa di esperti il cui preciso e capillare lavoro si è convogliato nelle nuove indicazioni di riferimento dei nutrienti necessari alla salute e che nasce da 30 mesi di lavoro, con circa 100 scienziati selezionati e suddivisi in commissioni guidate dal gruppo di coordinamento di 8 esperti scelti dal SINU e dall’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la Nutrizione).
Insomma una garanzia scientifica di quanto ad oggi si può dire sul tema e che deve a ragione guidare le scelte pubbliche in merito. Per questo, le nuove Linee Guida per la mensa ospedaliera pediatrica riportano in appendice i valori nutrizionali da rispettare.

PROTEINE. Nel caso delle proteine, i LARN riportano che i bambini tra gli 1 e i 3 anni, devono consumare 14g di proteine totali al giorno.

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Attenendosi tuttavia alla suddivisione calorica consigliata nelle pagine precedenti dalle Linee Guida per la ristorazione ospedaliera, la frequenza settimanale di pasti con proteine rischia di eccedere e di molto queste indicazioni.

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Come si può vedere su 14 pasti di una settimana, ai bambini dai 12 ai 36 mesi, ovvero da 1 a 3 anni, dovrebbero essere serviti 14 pasti proteici che non fanno di fatto distinzione tra proteine animali e proteine vegetali (i legumi sono considerati al pari del pesce come frequenza settimanale).

Tenendo conto che 50 g di carne di vitella, più 1 cucchiaino di parmigiano fanno già 13 g di proteine, è facile capire come in 1 solo pasto classico i bambini serviti in ospedale ottengono l’equivalente dell’apporto proteico di un giorno stabilito dai LARN italiani. A questo bisognerà poi aggiungere la colazione (facilmente a base di latte vista l’età, e quindi ancora a base di proteine animali), la merenda e la cena che seguendo lo schema raddoppia come niente il contenuto proteico del pranzo.

Schermata 2016-11-30 alle 09.05.43Come è possibile questo? Il gioco è tutto sulla differenza tra proteine animali e vegetali e la loro quantità. L’unico modo per rispettare i LARN italiani infatti è considerare l’apporto di carne, pesce, formaggio come condimento e non come portata centrale del pasto. Nel qual caso il rischio è, come si evince, l’eccesso proteico giornaliero e il suo carico di conseguenze per la salute nel tempo.

Il classico “secondo” italiano dovrebbe quindi avere ben altro aspetto rispetto a ciò cui siamo abituati in ospedale o nelle mense del nido e delle scuole. E non a caso nella vera tradizione mediterranea l’eventuale pezzetto di carne o di formaggio erano utilizzati per insaporire un piatto incentrato su alimenti vegetali e integrali. Il piatto unico, con una base di carboidrato integrale, verdure e corretta dose di proteine (i legumi sono quelli che si prestano meglio al calcolo) dovrebbe quindi rappresentare il sistema più corretto di alimentazione dei bambini in tenera età.

Tutt’altra realtà invece è quella dell’ospedale e delle mense scolastiche dove le portate sono sempre necessariamente due, con un primo e un secondo che per definizione è a base proteica animale. Eppure questa è una realtà scientifica che se non viene tenuta in debita considerazione, soprattutto a livelli istituzionale, può far raggiungere al bambino fino a 4 volte in più del carico proteico giornaliero raccomandato.

Davvero si pensa che mangiare carne a pranzo (anche sotto forma di ragù), formaggio o pesce a cena, bere latte la mattina e utilizzare uno yogurt al pomeriggio non abbia delle ripercussioni sulla salute del piccolo paziente a breve, medio e lungo termine?
Se così fosse, perché 100 scienziati per 30 mesi si sono adoperati a scrivere delle linee di riferimento nazionali che impongono un calcolo ben preciso di introito proteico al giorno?

L’eccessivo carico renale, l’acidosi metabolica tissutale e la stimolazione ad un aumentato rilascio di insulina indotte dall’eccesso di proteine sono conseguenze ben note alla scienza nutrizionale oggi.
Drammatico che questo venga ancora consigliato negli ospedali!!!

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Prefazione – L’Inganno delle Diete Low Carb

l-inganno-delle-diete-low-carb-a-basso-contenuto-di-carboidratiSei a dieta? Vuoi dimagrire? Riduci i carboidrati e fai più attività fisica.

Questo il consiglio comune con cui ognuno di noi è cresciuto negli ultimi anni e sul quale la maggior parte degli italiani, dietologi compresi, basa ancora la propria proposta alimentare. Pasta, pane, riso e in generale primi piatti a pranzo. Carne, pesce e formaggio a cena come piatto unico con verdura di contorno.

Una tale impostazione considerata “salutare” e logica nella sua matematica semplicità (mangia poco e un po’ di tutto nel rispetto dei tempi energetici dell’organismo) sta tuttavia progressivamente accompagnando le famiglie italiane a perdere il primato di popolazione più longeva d’Europa per guadagnare quello di obesità infantile.

Il motivo? Semplice. Secondo gli autori di questo ampio articolo provocatorio, nato come risposta da parte del prof. T. Colin Campbell alle argomentazioni del giornalista americano Gary Taubes, autore di Calorie buone, calorie cattive e padre mediatico della teoria low carb negli USA, la fobia collettiva sorta intorno al carboidrato senza alcuna differenza tra raffinato e integrale ha portato come logica conseguenza a un eccesso del consumo di proteine e grassi. Uno sbilanciamento quest’ultimo che si rivela pericoloso per la salute a lungo termine delle persone e che conduce decisamente lontano dalla celebre Dieta Mediterranea.

Nella tradizione culinaria italiana divenuta patrimonio Unesco infatti i carboidrati integrali (non quelli raffinati!) erano da sempre la base dell’apporto energetico giornaliero con una suddivisione che si aggirava intorno al 55-60% di carboidrati, 20-30% di grassi, 10-15% di proteine.

Perché dunque anche in Italia ci si ostina a voler considerare un approccio low carb come “buono” e “consigliabile”?

La risposta a una domanda attuale quanto centrale per la salute di ognuno di noi è tutta in questo libro scritto dall’autore del The China Study, dal dottor Howard Jacobson e da Michael Greger, medico e studioso americano, che nel suo articolo (vedi appendice) tira le somme di ciò che oggi la scienza nutrizionale può davvero dire in merito.

Una somma che spiega nel dettaglio i diversi motivi per i quali una dieta ipocalorica e sostanzialmente fondata sul basso apporto di carboidrati fa fallire l’obiettivo a lungo termine di mantenere nel peso e in salute le persone.

Che si chiami Dieta Dukan, Dieta a Zona, Dieta Paleolitica o Dieta del Gruppo Sanguigno oggi, molto in voga in Italia argomenta Campbell, non c’è differenza sostanziale nella proposta fatta. Al di là del nome che le contraddistingue, le diete in voga in questi anni presentano un regime incentrato sullo stretto controllo delle calorie provenienti dai carboidrati (con una differenza minima una dall’altra) incentivando così un consumo esagerato di proteine e grassi che in alcuni casi è addirittura superiore al 60-70%.

Questo, dicono gli autori, è il nodo principale che lega pratiche dietetiche così costruite a diversi problemi di salute sul lungo termine, gli stessi di cui, gli italiani soffrono in modo esponenziale come cancro, cardiopatie, diabete, ipertensione, insufficienza renale e persino … obesità!

Rispettare una dieta per poi ritrovarsi ancora più grassi e più malati non è di certo l’obiettivo principe. Tuttavia, sostengono gli autori, nonostante un momentaneo successo in termini di peso, un regime dietetico incentrato sulla “carbofobia” non ha in serbo nulla di buono.

Il problema, oggi, è crederci. La riduzione dei carboidrati infatti è molto efficace in termini di bilancia. Chiunque di noi può sperimentare una facile perdita di peso nel breve periodo riducendo il proprio apporto di pasta, pane, riso e quant’altro nella dieta. E questa perdita di peso repentina è quella che giustifica le scelte di sempre più italiani in lotta con il peso e con un piatto di insalata e bistecca sia a pranzo che a cena.

La domanda tuttavia è: questa perdita di peso è duratura? Risolve il problema del sovrappeso o della pancetta alla radice? Come starò tra dieci-quindici anni?

L’errore principale, sostengono gli autori, è quello di considerare il dimagrimento come una mera questione aritmetica: meno calorie ingerite uguale a meno peso guadagnato. Questo consiglio, che echeggia nella nostra mente, è ciò che accompagna ogni nostro tentativo di dieta. In realtà la scienza ha dimostrato che non è tanto la quantità di calorie ingerite a fare la differenza quanto il modo in cui queste ultime vengono metabolizzate e distribuite in tutto l’organismo.

Puntare quindi il dito solo sulla restrizione calorica è come «verniciare un prato di verde invece di curare lo stato di salute dell’erba!»

Se un peso corporeo corretto e una buona salute di solito coesistono è vero tuttavia che non sono sinonimi. Come spesso fa notare Campbell nelle sue conferenze in Italia tenute da Be4eat, si possono perdere molti chili anche ammalandosi di cancro ma questo non è di certo un approccio raccomandabile! Ciò che occorre invece è “risvegliare” nella mente del pubblico e degli specialisti la differenza sostanziale tra carboidrato raffinato e carboidrato integrale. Qui si gioca il futuro del nostro benessere e si pongono le basi per le scelte più pratiche ed idonee a perseguirlo.

Se infatti l’aumento del consumo di farine raffinate è associabile a un aumento di peso e a seri problemi di salute (non solo diabete!), un aumento del consumo di carboidrati integrali, gli stessi elencati dalla Dieta Mediterranea, non solo non fa ingrassare ma addirittura avvia una perdita di peso regolare e duratura che nel lungo termine giova alla salute e al benessere del paziente.

Come suggerito dalla Bibliografia scientifica del dottor Greger la riduzione degli apporti di proteine e grassi che segue all’aumentato consumo di carboidrati integrali è il vero fattore protettivo di una scelta dietetica più sana e consigliabile. Una alimentazione che dovrebbe puntare, secondo l’autore del The China Study, a percentuali pari 80-10-10: 80% carboidrati integrali, 8-12% proteine e 8-12% lipidi.

Solo così si può essere certi di raggiungere il peso ideale risolvendo alla radice il problema che ha generato l’accumulo di grasso corporeo. A questo punto non resta che mettersi all’opera e sperimentare il risultato su se stessi.

Nicla Signorelli

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BE4EAT PROGRAM

il percorso nutrizionale ad hoc sulla persona

E’ la nuova iniziativa Be4Eat, un programma nutrizionale di 6 mesi costruito sulla persona e sulle reali esigenze di salute del momento.
logo-cnrNasce così in seno al CNR di Bologna il nuovo percorso alimentare studiato e misurato con esami di laboratorio e professionisti della salute destinato a coinvolgere farmacie e ambulatori medici in tutto il territorio nazionale.
Fondato su un rigoroso metodo scientifico ideato dalla Schermata 2016-10-13 alle 10.02.05dott.ssa Carla Ferreri, prima ricercatrice dal Centro Nazionale di Ricerca, il programma prevede una prima analisi di laboratorio in grado di fotografare la reale situazione di salute dell’organismo sulla quale poi avviare un percorso personalizzato di nutrizione della durata di 6 mesi. Un modo preciso dunque di intervenire con l’alimentazione e con il supporto di esperti sul riequilibrio naturale del corpo che per differenti motivi può essere stato alterato.
Stress, problematiche personali, inattività fisica, inquinanti così come inadeguati regimi alimentari fondati sul fai da te o sul sentito dire possono infatti depistare il nostro organismo conducendolo lungo percorsi infiammatori più o meno silenti che nel tempo aprono la via a patologie ben più serie e problematiche.
Da qui l’importanza di un metodo rigoroso di analisi della situazione attuale della persona sulla quale poi poter intervenire in modo personalizzato e professionale. Il programma ideato della dott.ssa Ferreri e oggi sposato da Be4eat risponde esattamente a questi requisiti.
locandinaLavorando infatti sul delicato equilibrio tra omega-3/omega-6 rilevato non nel plasma bensì nelle nostre membrane cellulari, il programma fotografa in modo preciso lo stato infiammatorio attuale dell’organismo suggerendo con l’ausilio di esperti le strategie nutrizionali individuali da intraprendere nel recupero dell’equilibrio naturale.
Un progetto importante che consente ai professionisti di mirare al problema di base del proprio paziente, limando sul tempo di risposta della terapia e lavorando sulla causa a monte della patologia presentata.
E’ un metodo certo e scientifico per tutti, in grado di fornirci un piano alimentare costruito sulle nostre reali esigenze di salute, sicuro e seguito da professionisti in un percorso progettato per la salute e la prevenzione ad ogni età.
Domenica 23 ottobre nella sala plenaria del CNR a Bologna la presentazione del progetto e la possibilità di aderirvi. L’iscrizione è gratuita.

Per partecipare CLICCA QUI

 

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BE4EAT ACADEMY: PER PASSARE DAL DIRE AL FARE

Lo stile vegetale e integrale per tutta la famiglia. Da ciò che “sai” a come farlo, senza errori

Pasta bianca, prodotti da forno, bibite, formaggi. Convincere un marito, un genitore, un figlio o un amico a cambiare abitudini alimentari radicate in decenni di indifferenza e distrazione è difficile. A volte addirittura impossibile.
E questo nonostante sia ammalato e sappia ormai che lo zucchero non fa bene, che la frutta e la verdura devono essere consumate in abbondanza, che la pasta integrale è meglio di quella raffinata e che di latticini e prodotti industriali da forno non si può vivere a lungo.

Si sa.
Ma non si fa.

Schermata 2013-11-05 a 12.06.32Questo è il punto. Il nodo della questione. Il fare. E soprattutto, come impostare un cambiamento che non faccia mai più dietrofront e che consenta di portare con sé tutti i propri cari. Marito, figlio o genitore compreso.

Questo è il Life Style Seminar. Un percorso di studio on line ideato da Be4Eat e da più di una trentina di medici ed esperti italiani e internazionali pensato per quanti, ammalati o parenti, hanno bisogno di passare dal “sentito dire” al “praticare” in modo corretto, senza sbavature e senza entusiasmi (tanto fugaci quanto passeggeri), un cambio di stile di vita e di alimentazione che la scienza di oggi dice essere fondamentale per la salute di chiunque. Medici e professionisti compresi.

Tre anni fa il prof. T. Colin Campbell ci ha detto che “per aiutare veramente le persone a cambiare il loro modo di alimentarsi e condurre la propria vita dovevamo dar loro strumenti semplici e coerenti per capire che cosa fare”.
Perché senza chiarezza non si va avanti. E “il sentito dire” così come “l’ha raccontato mia moglie” o “lo dice mia figlia” non funziona.

Schermata 2016-07-29 a 10.05.07Ci vuole esperienza. Conoscenza. Capacità di adattare una teoria ad una pratica che vede ognuno di noi diverso dall’altro.
Perché è inutile negarlo: io non sono te e tu non sei me. E il diabete di mio padre non è uguale al diabete del tuo, così come la patologia autoimmune di mia zia o il cancro al seno della mia amica non è la stessa di tua zia o di tua sorella. Questa è la realtà.
Una realtà che vede tra la teoria di uno stile di vita differente e la pratica di un cambio di alimentazione un grande ostacolo nel mezzo: noi!
Noi, con le nostre differenze, le nostre peculiarità, le nostre opportunità e le diverse risposte a terapie, alimenti e cambiamenti che se non compresi e sostenuti nel modo corretto e scientifico possono danneggiare più che aiutare.

E’ il caso di chi, passando da una dieta inconsapevole ad una vegetale e integrale, ottiene un primo e rapido miglioramento della propria psoriasi, ma poi tutto si arresta. O di chi, intenzionato a curare la propria disbiosi intestinale o allergia, la peggiora dopo qualche mese senza capirne il motivo.
Il processo infiammatorio del nostro organismo abbisogna di tempo, di studio, di conoscenza e soprattutto di esperienza.
Non c’è altro da dire.
Perché un cambiamento sia concreto, sostenibile ed estendibile a parenti, amici e conoscenti, deve essere “studiato”. Compreso. Esperito. E individualizzato.

Questo è il motivo per il quale Be4Eat ha pensato al Life Style Seminar. Un modo immediato di portare in casa, in vacanza, al lavoro una trentina di esperti e professionisti della salute per spiegare dall’inizio, con semplicità ma allo stesso tempo approfondimento e rigore, come funziona il nostro organismo, cosa ci stanno dicendo i nostri sintomi e come invertire la rotta.
Uno strumento indispensabile, con tanto di compagni di classe e momenti di confronto sul Forum, per interrogare i propri terapeuti fornendo quei dettagli all’apparenza inutili ed in realtà fondamentali per la buona riuscita della terapia.
Un modo per capire e incentivare i propri pazienti a integrare percorsi di cura più tradizionali per ottenere maggiori risultati.
Un regalo a tutta la famiglia che impegna una o due sere a settimana e che consente di sapere, capire e sperimentare senza “se” e senza “ma”, senza i “te l’avevo detto” e i “con me non funziona”.

Questo è il nostro ruolo. Questo è la nostra opportunità.  Sono fiera di farne parte e di aver potuto aiutare così tante famiglie. I risultati raggiunti in questi 3 anni e le tante testimonianze di successo che ne sono seguite sono una conferma che questa è la strada giusta.
Grazie Colin.

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MARATONA BE4EAT. ALLENATI CON NOI

Non ho tempo! Non mi piace! Mai stato capace! Mi sono già iscritto in palestra!
Eccole qui, le nostre ROCCAFORTI.

Schermata 2016-08-04 a 17.40.56Da quando ho deciso di fare della corsa la mia pratica giornaliera ho smesso di contare i commenti sconsolati di chi vedendomi passare sospira: “Dovrei farlo anch’io, ma…”. Ma…
Ma è pesante. Si suda. Fa caldo. Mi tocca svegliarmi prima. Organizzarmi più in fretta. Pensare dove andare. Quando andare. Trovare le scarpe. E abbinaci un completino.

Schermata 2016-08-04 a 17.34.35Quante cose dobbiamo programmare prima di fare. Perché non basta sapere che correre ci fa bene. Che tra tutti i movimenti la corsa è quelle più naturale e rispettosa del nostro corpo. Quella che costa meno. Che non ha bisogno di palestra, personal trainer o divisa. Quella che ha più risultato sulla pancetta, sulle cosce, sulla bilancia. E quella che si ruba più ossigeno e vitamina D senza chiedere un centesimo.

No. Non basta. Per passare al fare, abbiamo bisogno di pensare.
E quindi attrezzarci. E’ questo che ha fatto l’anno scorso una mia amica: ha pensato, ha deciso e ha acquistato. Una splendida bicicletta, con telaio in acciaio, leggerissima, doppio cambio, talmente nuova che… in un anno e mezzo ha visto solo il garage!

Fa ridere?
E’ così. Siamo tutti uguali. Quanto tempo buttiamo via a pensare senza mai agire.

Per buttare giù la pancia non hai bisogno del tapis roulant. Per vederti più tonico, in forma Schermata 2016-08-04 a 17.36.07e con gli addominali scolpiti non hai bisogno della palestra. Per sentirti più vivo, felice e in salute non devi aspettare il mese prossimo.
Agisci!
Ora.
Adesso.
Decidi.

Esci dalle regole che fanno dell’attività fisica un affare complicato con tabelle, marce, macchinari. Non importa per quanto correrai, se già all’angolo dietro casa conterai i minuti che mancano alla fine, se ti sentirai goffo, lento, impacciato.

CORRI.
Esci di casa e inizia a fare.

Schermata 2016-08-04 a 17.30.53Se hai bisogno di un motivo in più, noi di Be4eat te ne offriamo uno: il gruppo. A partire da  lunedì 8 agosto sono aperte le iscrizioni per avviare la squadra “#Be4eatMaratona”.
In tutta Italia creeremo gruppi di persone che hanno deciso di passare all’azione: 4 allenamenti a settimana, senza pretese iniziali a parte la voglia di cambiare, con tanto di magliette e collegamento WhatsApp per partecipare appena pronti a mini maratone e campestri. Strada facendo andremo a decidere a quali maratone partecipare!

Unisciti a noi.
Smetti di pensare.

Passa all’azione

Compila il form e sarai inserito nel gruppo WhatsApp #Be4eatMaratona. Ci organizzeremo per allenarci insieme, non solo per questa estate ma per tutto l’anno! Con tanto di maglietta e gruppo di appoggio su WhatsApp!
Seleziona il tuo livello oggettivo di preparazione così da essere inserito in uno dei 3 gruppi WhatsApp più il linea con la tua preparazione.:
Gruppo A (o km settimanali percorsi)
Gruppo B (<15 km settimanali percorsi)
Gruppo C (>15 km settimanali percorsi)

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IL GELATO ISTANTANEO

gusto e salute da Be4eat

Schermata 2016-07-27 a 16.46.36Voglia di gelato!
Inutile ribadirlo. Quando caldo e afa si portano via tutto, appetito compreso, non solo i bambini sognano un gelato perfetto, fresco, goloso e di qualità.
Peccato che non sempre gelato “sano” sia sinonimo di “facile” e “pratico”.
Non disponendo di attrezzatura particolare e senza tempo per imparare ed esperienza da vantare, non ho avuto quindi altra scelta che innamorarmi di questa ricetta. Facile, veloce, senza zucchero, senza latte vegetale, senza acqua e soprattutto senza robot!

Il segreto? Il nostro freezer.

bottonepiattohome2Come insegna Cristina Di Mauro nel suo video corso di cucina vegetale e integrale, il segreto di un buon gelato alla T. Colin Campbell è congelare a fettine la frutta il Schermata 2016-07-27 a 16.48.34giorno prima.
Si prende il cesto di casa, si sceglie ciò che ne rimane come contenuto (il consiglio è quello di metterci sempre della banana per farlo adorare ai bambini), si taglia a fettine e lo mette nel freezer.
Il giorno dopo, al richiamo dell’afa e dell’urlo di bambini affamati in cerca di merenda estiva, si introduce tutta la frutta nel fSchermata 2016-07-27 a 16.58.44rullatore di casa e paf… gelato istantaneo servito!

Il risultato? Garantito. Anche al palato dei più riottosi…

Questa la ricetta originale della nostra chef. Ai più fantasiosi, tutte le prove e le aggiunte del caso. Buona estate a tutti!

RICETTA DI CRISTINA

50% Banane molto mature e congelate
50% Fragole anche non congelate

Prendere delle banane molto mature, tagliarle a fettine e metterle in congelatore per un giorno.
Il giorno dopo prendo le banane congelate e le fragole e metto tutta la frutta nel boccale del frullatore e riduco il tutto ad una crema gelata.

CVIT_6_GelatoIstantaneoE buon appetito!! :)

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VACCINI, ESAME INTESTINALE PREVENTIVO: A QUANDO L’AVVIO DI UNO STUDIO?

Schermata 2016-07-21 a 15.59.16Vaccinazioni, più facile punire che costruire.
Questa la sensazione che si prova di fronte all’ennesimo inasprimento contro i dissidenti delle vaccinazioni che in Italia aumentano di anno in anno in modo esponenziale e incontrollato (3.500 bambini in meno ogni anno per i vaccini obbligatori e 10.500 in meno all’anno per morbillo, rosolia e orecchioni).

Da ieri, secondo il documento approvato dalla Federazione nazionale dei medici, qualsiasi professionista che non si attenga “all’obbligo di collaborare” con le misure di sanità pubblica in tema di vaccinazioni (alias, non consigli la vaccinazione) può essere soggetto a “sanzione disciplinare” fino alla radiazione dall’Albo.

Insomma un pugno duro quello dell’Ordine dei medici che insieme alla sanzione per i camici bianchi e allo spettro del divieto dei nidi ai bambini “a rischio”, inasprisce nuovamente la polemica dividendo ulteriormente la popolazione tra buoni e cattivi ed evitando di rispondere alla richiesta vera, quella scientifica, che tutti chiedono ma che nessuno intavola: quando un bambino può dirsi davvero in salute e può sottoporsi, Schermata 2016-07-21 a 17.01.38senza rischi evitabili, alla somministrazione di un vaccino?

Questo infatti è il nodo centrale che a monte chiedono i medici e i pediatri impegnati ad agire sul territorio e non sulla carta.
Perché se è vero che la scienza ha fatto passi da gigante in tema di prevenzione, altrettanto si può dire oggi della necessità incalzante di disporre di un parametro certo e di una indagine accurata dello stato di salute del paziente che tenga conto delle nuove scoperte medico-scientifiche.

Nello specifico, lo stato di salute dell’intestino e in generale del sistema immunitario del paziente si è visto essere fondamentale nella definizione di salute pre-vaccino. Un intestino permeabile o in quel momento particolarmente vulnerabile è il primo campanello d’allarme di un possibile rischio di vaccino per il paziente.
Ma che cosa significa salute intestinale del bambino?

Schermata 2016-07-21 a 16.58.28- Quali le funzioni da indagare?
- Quali i sintomi da monitorare?
- Quali le eventuali indagini da effettuare?

Solo quando si deciderà di affrontare in modo serio e costruttivo questo tema, impostando uno studio e una ricerca mirata in tal senso, capace di unificare nuove ricerche e sistema ambulatoriale, si smetterà di fare propaganda fine a se stessa e si metterà mano ad un argomento centrale della salute pubblica oggi lasciato pericolosamente al “fai da te” e alla “scienza di Internet”.

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THE CHINA STUDY IN CUCINA

55 ricette vegetali e integrali,  “il tocco italiano” alla ricerca di
T. Colin Campbell

Una cucina vegetale e integrale, senza fritti, senza zucchero, condimenti e proteine animali, approvata dalla buona scienza e a riparo da carenze nutrizionali?
Che sia salutare, non c’è dubbio.
Ma la domanda vera è: tutta questa “salute” sa essere anche pratica? Veloce? Adatta ai ritmi di oggi in cui controllare ogni singolo particolare è del tutto impossibile?
E soprattutto: sa essere BUONA?
CVIT_6_SpiediniDiFruttaPerché diciamolo: il palato è palato e non tutti siamo nati avvezzi a piatti di quinoa e chicchi di amaranto che dati ai bambini mettono in scena un capriccio che solo una paziente pratica di mesi sa mettere a tacere.

Più che curiosità le mie, in questi anni, sono state vere e proprie richieste. Affascinata infatti dalle tante mamme e mogli che ogni giorno inscenano nelle loro cucine italiane pietanze sane, buone e accattivanti per la loro famiglia ho letteralmente imposto a queste maestre del quotidiano di insegnarmi un metodo, un protocollo di base, il più possibile rapido e nutrizionalmente ineccepibile sul quale allenare la mia scarsa abilità culinaria.

Il risultato, finalmente, è tutto on line.

(Clicca qui per vedere l’elenco di ricette)

12118979_10207882630488245_95867469192781640_nA dare consistenza pratica a tanta teoria cartacea è stata una nostra cara amica Cristina Di Mauro, chef e simpatizzante di Be4eat, che spinta dalla lettura del The China Study e dalla conoscenza dei diversi esperti e terapeuti, ha pensato di dare metodo alla ricerca trasformando la scienza in piatti, frigoriferi e dispense degne del principale esperto internazionale di nutrizione.

 

Di fatto 55 ricette nate dalla pratica di mamma “senza tempo”, con figli non allenati ai gusti e alle consistenze vegetali e integrali e con parenti non sempre favorevoli a “sperimentare” la ricerca medica, capaci di creare una base di piatti e pietanze da personalizzare a piacere senza carenze nutrizionali ed esagerazioni di condimenti per dare gusto e sapore a scapito di salute e precisione.

Schermata 2016-07-20 a 16.53.38Dalla cottura dei cereali a quella dei legumi e delle spezie, il video corso on line di Cristina di Mauro è l’unico corso di cucina dai gusti e ricette totalmente italiane realmente approvato dal prof. T. Colin Campbell e attento a quei particolari della nutrizione che possono e sanno fare la differenza.
Penso ad esempio all’infiammazione intestinale, sempre e comunque in agguato anche in chi si sforza di seguire una dieta priva di alimenti vegetali, come al disequilibrio di acidi grassi essenziali e all’involontario sovraccarico di glucosio che può accompagnare una dieta vegetale quando non consapevolmente educata e misurata.

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Anche l’utilizzo sapiente di piatti a base di tofu e seitan (che mai deve essere quotidiano o settimanale) è nel video corso di Cristina un equilibrato aiuto a chi, circondato da “diffidenti” e “provocatori”, vuole imbastire un pranzo o una cena salutare e gustosa capace di azzittire anche i più refrattari.

bottonepiattohome2Insomma un concentrato di saggezza culinaria, da portare sempre in tasca, visibile anche in vacanza dal proprio cellulare o IPad, che alla teoria di una scienza a volte lontana dalle nostre dispense aggiunge quel pizzico di italianità che non guasta mai ad un sapere a volte vuoto di concretezza e di gusto.

(Clicca qui per vedere l’elenco di ricette)

BUON APPETITO A TUTTI!

 

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LA CASEINA DEL LATTE “IL PIU’ POTENTE CANCEROGENO DELLA STORIA DELL’UOMO”

_DSC8419“La caseina è il più potente cancerogeno della storia. L’ho detto in passato e continuo a sostenerlo. Finora non mi hanno mai contestato su base scientifica e non possono farlo, perché è vero!”

Così con la forza dei suoi 50 anni di ricerca e nuove (prossime) pubblicazioni su Science il prof. T. Colin Campbell ha riaffermato ad Abano Terme, lo scorso 20-22 maggio, ciò che ha sempre sostenuto. “L’alimentazione, così come la intendiamo oggi, è il vero problema. Bisogna rivederla e approfondirne le implicazioni. Una sfida che tutti noi dobbiamo accettare e sulla quale dobbiamo organizzarci per gestirla con serietà e metodo di ricerca.”_DSC8451

Una umiltà senza paragoni quella del professore della Cornell Univesity. Per tre giorni protagonista di un dibattito internazionale che ha visto la partecipazione di esperti americani, europei ed italiani l’autore del The China Study ha puntato dritto al punto della questione sollevata dalle sue ricerche e ha invitato gli specialisti in sala ad un confronto e approfondimento scientifico centrato sull’obbiettivo.
“Tutti noi sappiamo che le evidenze scientifiche non sono certezze matematiche, soprattutto nella scienza della nutrizione. Ci sono trilioni di cellule nel nostro organismo che colloquiano tra loro continuamente: come facciamo a dire di conoscerne davvero il funzionamento? Fino a quando si continuerà a discutere dei singoli dettagli che si possono solo ipotizzare come veri si continuerà a spostare l’attenzione da ciò che deve essere lo scopo primo della nostra ricerca: lo studio completo dell’efficacia di un cambiamento della dieta nella salute delle persone”.

IMG-20160524-WA0000-1Ad accogliere il monito del ricercatore statunitense per l’ultima volta in Europa una platea di oltre 1.400 persone che tra la giornata di venerdì e quella di domenica si sono susseguiti nella sala convegni dell’Hotel Alexader Palace per un dibattito dedicato al grande pubblico e ai medici e specialisti del settore.
Una tre giorni di full immersion, con approfondimenti e tavole rotonde che hanno toccato tutti i diversi temi legati alla nutrizione e alla salute, dall’oncologia alla pediatria, dalla cardiologia al rapporto mente e corpo.

Schermata 2016-05-26 a 17.15.09Ad aprire il dibattito le relazioni frontali di alcuni tra i principali medici italiani coinvolti nel Laboratorio professionisti che nell’ambito dell’Associazione Equilibrio Delicato – Be4eat stanno lavorando per costruire in Italia un concreto progetto di ricerca capace di dare le prime e importanti risposte alle domande di molti pazienti e parenti che oggi affollano gli ambulatori medici.
Dal tema della ricerca a quello più complicato di una adeguata proposta clinica e dietetica in ambito oncologico rivolto agli specialisti con crediti ECM, il pomeriggio del venerdì è stato la premessa della giornata di sabato che ha catturato l’attenzione del grande pubblico sui temi centrali della salute, della prevenzione e della cura delle principali patologie del nostro secolo.
Un dibattito che ha coinvolto sul palco una trentina di medici e specialisti italiani, insieme alla relazione di ospiti stranieri provenienti dall’Irlanda come il dott. John Kelly e dalla Schermata 2016-05-06 a 19.47.44Spagna, con la dottoressa Odile Fernandez Martinez che con l’esposizione medica della sua guarigione da un cancro metastatico alle ovaie ha commosso tutta la platea.

A corona dei tre giorni di discussione, i collegamenti esteri con il dr. Neal Barnard, Schermata 2016-02-16 a 16.59.09ricercatore clinico e professore di medicina alla George OLYMPUS DIGITAL CAMERAWashington Univesity, con il dr. Micheal Greger fondatore dell’American College of Life Style Medicine e direttore sanitario della Humane Society of the Unites States, e con il dr. Dean Ornish, Clinical Professor di Medicina all’Università della California e direttore della Preventive Medicine Reserch Institute di Sausalito.

IMG-20160521-WA0019La professionalità degli 80 volontari provenienti da tutta Italia e la disponibilità degli ospiti testimonial come il grande attore Tullio Solenghi hanno reso possibile la riuscita di un dibattito che nasce spontaneo nelle case 13227180_1607192479595803_4546797275013645983_ndi tutti e che sulle tavole di tutti trova la sfida principale e più importante: la salute a lungo termine di chi amiamo.

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