DSC_0065“Come è andata domenica?”

E’ incredibile il numero di persone che conosco o frequento per i motivi più disparati, che in questi ultimi tre giorni mi hanno chiesto notizie sul master organizzato domenica scorsa a Lupia.
Devo confessare che mai avrei pensato che (in ordine):

1) proprio loro sapessero dell’evento e dell’argomento trattato;

2) proprio loro conoscessero Luciano Proietti;

3) proprio loro apprezzassero la serietà delle argomentazioni presentate e riconoscessero ai due relatori intervenuti al terzo master Be4eat esperienza e credibilità pediatrica;

4) proprio loro mi richiedessero il numero di telefono di Proietti.

Ammetto che le prime ore di conversazione con queste persone sono state all’insegna della gioia.
“Ci siamo”, mi sono detta.
Finalmente dopo mesi di lavoro, di studio e di approfondimento qualcosa intorno a me (almeno intorno a me!!) si muove.
Le persone iniziano a interrogarsi. DSC_0095
L’interesse per la propria salute e in particolare per quella dei propri figli inizia a smuoverle dalla facile trascrizione di farmaci miracolosi e le spinge a chiedersi “perché” certe malattie avvengono invece di fermasi al primo gradino del “come curarle” e “con cosa”.

Tuttavia … mi sbagliavo!
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Superate le prime 6-7 persone cui chiedevo curiosa in che modo erano venute a conoscenza del master “Il pediatra in casa” e con cui ringraziavo ancora una volta la splendida collaborazione e divulgazione da parte dello staff di Terrabase e dei volontari del gruppo Gassiamo di Sandrigo, ho iniziato a tentennare.

Com’è possibile?!

Ritieni l’argomento interessante, vuoi il numero del pediatra intervenuto, mi chiedi più specifiche e domenica non c’eri?

Ma sai …” è stata la risposta “… a mio marito queste cose non piacciono. Una giornata intera di corso, poi, è davvero tanta! Siamo andati al mare!”

……..          (il mio silenzio!)

Spero di non avere offeso nessuno, perché il mio silenzio non era in alcun modo un giudizio.
Solo un grande punto di domanda!

Mi chiedo:

quanto peso ha per le persone la prevenzione?

Quando qualcuno si ammala di cancro, non importa cosa pensava prima sulla natura  carnivora o erbivora dell’uomo, del fatto che si vive una volta sola o che il nonno di suo nonno è sempre stato bene mangiando di tutto un po’: è il primo a rivolgersi all’Istituto dei Tumori di Milano per un consulto e un aiuto. E poco importa se questo aiuto comporta, insieme a tutto il resto, anche la rinuncia a carne, latticini o proteine animali che dire si voglia.

Quando qualcuno si ammala, seriamente intendo, è disposto a tutto. Anche a mettere in discussione il suo credo, le sue “abitudini”, i suoi preconcetti.
E molto spesso tutto questo “cambiare” funziona.

Se prese per tempo esistono esperienze più che positive di persone che hanno totalmente modificato il proprio “stile di vita” , alimentare in primis, stravolgendo il loro stato di salute.

Ma se questo è vero nel caso di una malattia, perché non può esserlo per la prevenzione?

Se le persone accettano, una volta persa la salute, di mettersi in discussione e provare ad ascoltare perché non riescono a farlo quando questa discussione potrebbe portare loro non una parte bensì il massimo del beneficio?

Ovviamente non ho alcuna risposta
Non sensata almeno.
E mentre rispondo con un silenzio a quanti alla prevenzione personale e dei propri figli hanno scelto l’ennesima domenica al mare, mi ripeto con tenacia le parole di Gandhi:

“Prima ti ignoreranno, poi ti derideranno, quindi di combatteranno… ma alla fine avrai vinto!”
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Un grande plauso alle cento famiglie che domenica hanno accettato di mettersi in discussione.
A loro un sentito grazie da parte di tutto lo staff di Be4eat. Ma anche e soprattutto mio personale.
Davvero: GRAZIE!