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*il commento di Michela De Petris, medico esperto nella terapia nutrizionale del paziente oncologico, all’esperienza di Antonio Diaco e suo figlio Massimiliano

“Ricordiamoci sempre che, purtroppo, una rondine non fa primavera! “
Tono pacato e altamente professionale Michela De Petris, dietologa ed esperta nella terapia nutrizionale del paziente oncologico, ci tiene a mettere bene i puntini su tutte le  “i”. Soprattutto da quando, dopo la pubblicazione dell’intervista di Massimiliano Diaco sul nostro blog, il suo cellulare è invaso da richieste di aiuto e consigli dietetici.
“La testimonianza del padre di Massimiliano è una storia bellissima, che dà speranza e fiducia in una possibile guarigione. Ma non dobbiamo lasciarci andare a facili entusiasmi: non esistono ricette magiche alla cura di un cancro. E’ tutto l’insieme di terapie che in questo caso ha portato al lieto risultato e prima di farne un protocollo valido per tutti c’è bisogno di più studio e di maggiori considerazioni parallele.”

Di voce in capitolo, del resto, la dottoressa De Petris ne ha a vendere. E’ a lei, infatti, che Antonio e Massimiliano Diaco si sono rivolti all’inizio della loro ricerca per avviare in modo equilibrato un cambio alimentare. Ed è sempre lei che nel corso della terapia ha seguito i suoi pazienti e ancora oggi li supporta “perché– sottolinea- anche a fronte di un epilogo positivo bisogna poi mantenere il risultato ottenuto attraverso una corretta alimentazione”.

Medico chirurgo, esperta nell’alimentazione vegetariana e vegana, Michela De Petris lavora ogni giorno al fianco di pazienti oncologici all’Ospedale S. Raffaele e al Centro di medicina Antroposofica Artemedica di Milano. Per anni ha studiato al seguito del dr. Franco Berrino, all’Istituto Nazionale dei Tumori, e la sua esperienza sul campo oltre ai diversi studi che supportano le posizioni in merito l’hanno convinta che “l’alimentazione è la variabile più potente nell’influenzare, nel bene e nel male, lo stato di salute.” E che, soprattutto, “non è mai troppo tardi per modificare, rivedere, aggiornare e migliorare la propria alimentazione”.  

Fin qui la bella notizia. La brutta, tuttavia, è quella di non credere ciecamente ai miracoli.
IMG_9107“Non voglio togliere entusiasmo al racconto di Massimiliano. La sua storia è di quelle a lieto fine e mi auguro vivamente di poterne vivere ancora molte altre con i miei pazienti. Ma la verità medica è che nessuno può dire con assoluta certezza cosa abbia funzionato nel suo caso. Non si può dire se sia stata la dieta, piuttosto che il semi digiuno seguito con la terapia del dr. Young, i 6 litri di acqua alcalina, le 5 sessioni di idrocolon-terapia o la radioterapia eseguita con una strumentazione all’avanguardia che sta dando diversi riscontri positivi. Per saperlo con esattezza avremmo bisogno di molti più casi e di molti più studi in merito. Personalmente sono convinta che tutto l’insieme in questo contesto abbia agevolato e indirizzato la guarigione. Fare di questa singola esperienza un protocollo valido a tutti, tuttavia, è ancora troppo presto”.

La modifica delle proprie abitudini alimentari tuttavia è importante nella cura e nella regressione delle malattie oncologiche?
“E’ importantissima. I tumori vivono in ambienti acidi e infiammati. Il modo migliore per contrastarne lo sviluppo è l’alcalinizzazione dell’organismo che si ottiene attraverso una corretta alimentazione il più possibile a base vegetale. Le molecole a maggior potere infiammatorio sono i grassi saturi, gli acidi grassi omega 6 e acido arachidonico presenti soprattutto nella carne, nei salumi, nel pesce di allevamento e nei derivati di origine animale (latte, burro, formaggio, panna, uova). Grande attenzione deve essere posta anche nei confronti delle proteine di origine animale che sono in grado di stimolare la proliferazione cellulare attraverso la produzione del potente ormone della crescita (GH). Il problema è che questa azione cade a cascata su tutte le cellule senza distinzioni: sia sui quelle sane sia su quelle ammalate. Ridurre quindi il consumo di proteine con una dieta ben calibrata e accorta è sicuramente di aiuto nella prevenzione, nella stabilizzazione ed anche nella possibilità di regressione di un tumore. La scelta di una alimentazione prettamente o totalmente a base vegetale è vincente: primo, perché le proteine vegetali acidificano l’organismo molto meno di quelle animali; secondo perché stimolano in minor quantità la produzione dell’ormone della crescita; terzo perché non si accompagnano a tutti quei grassi saturi e colesterolo che si assumono consumando alimenti animali”.

Se uno dei problemi principali è l’acidità del nostro corpo, l’utilizzo di acqua alcalina dovrebbe quindi risultare vincente?
“Personalmente non uso l’acqua alcalina. Di una cosa, tuttavia, sono certa: niente è più potente nel portare in alcalinità il nostro organismo di una alimentazione prettamente a base vegetale. Pur non utilizzando alcalinizzatori il mio PH urinario è perfetto e questo semplicemente seguendo una dieta fisiologicamente corretta e totalmente vegetale. Bere acqua alcalina in una terapia antitumorale è qualcosa in più, probabilmente non sbagliata, ma certamente non strettamente indispensabile. Ciò che conta è che non diventi un alibi per poi magiare e bere tutto ciò che vogliamo!”

Nella loro esperienza, Antonio Diaco e suo figlio Massimiliano si sono tenuti strettamente al protocollo del dr. Young che nelle prime settimane di depurazione nutre sostanzialmente ad estratti di poche piante e vegetali selezionati. Lei cosa ne pensa?
IMG_8923“Gli estratti di fatto sostituiscono bevendo ciò che dovremmo mangiare masticando. Questo può andare bene quando dobbiamo concentrare in poco spazio tante sostanze preziose. Con l’estratto infatti eliminiamo la fibra ed assumiamo solo il succo di vegetali ricco di vitamine, antiossidanti e minerali. In fasi particolari della vita, durante un semi digiuno depurativo come quello seguito da Diaco, in convalescenza o in un periodo di particolare stress, l’estratto può sicuramente aiutare a rendere più biodisponibili tutte le molecole necessarie per migliorare il benessere dell’organismo. Ritengo tuttavia che sia una pratica in più, che non fa male se adeguatamente gestita, ma che non è fondamentale al risultato finale. Con il padre di Massimiliano all’inizio abbiamo impostato insieme una dieta totalmente a base vegetale accurata e calibrata: in corsa hanno deciso di aggiungere un semi digiuno con estratti selezionati, ma è stato per un periodo ben delimitato nel tempo e strettamente sotto controllo. Ciò che posso affermare con grande convinzione ed entusiasmo è che una dieta vegetale come quella consigliata anche dall’Istituto nazionale dei Tumori è ideale per la prevenzione e la terapia di tante malattie cronico-degenerative (tumori compresi) e che è su questa linea che bisogna continuare a muoversi”.

L’alimentazione è più potente di radioterapie e chemioterapie?
“Andiamoci cauti. Ogni caso è a sé e prima di privilegiare una terapia piuttosto che un’altra  occorrono fare tutti i dovuti distinguo. Ciò che posso dire è che una dieta a base vegetale aiuta in fase di radioterapie e chemioterapie a contenere gli effetti collaterali e a ingigantirne il risultato. L’organismo è più pulito e riesce così a rispondere meglio alle diverse terapie. Ho un’amica collega che opera in chirurgia vascolare: mi dice sempre che appena incide la cute con i bisturi si accorge subito come mangia il suo paziente. Chi si alimenta con cibi a base vegetale ha tessuti più tonici ed elastici e anche la guarigione sulla pelle ne viene facilitata. Figuriamoci all’interno dell’organismo”.

Cosa ne pensa invece dell’idrocolon-terapia seguita da Diaco?
“Più strategie naturali si mettono in atto e meglio è. Soprattutto quando ci muoviamo nel contesto di una medicina non convenzionale. Lo ripeto: ciò che ha funzionato nel caso del padre di Massimiliano è l’insieme di terapie sapientemente dosate e seguite senza perdere la bussola. Questo atteggiamento è vincente. E questo atteggiamento è ciò che suggerisco ogni giorno ai miei pazienti”.