I PRIMI DATI DELLA RICERA BE4EAT A VERONA

Che cosa può fare la dieta Mediterranea, quella vera di Ancel Keys, se servita regolarmente tutti i giorni negli ospedali italiani?

E’ quanto si è chiesto Be4eat in questi ultimi due anni ed è quanto è stato verificato a Milano con la prima ricerca scientifica italiana capace di potare sui letti di un ospedale le vere regole alimentari dei nostri antenati.

Che fosse necessario uno studio in tal senso ha probabilmente del ridicolo, soprattutto in Italia e a 50 anni dalla prima dimostrazione della sua efficacia sulla salute pubblica.

Tuttavia di questo c’era bisogno oggi.

E di questo si è fatta carico Be4eat avviando in Italia il primo studio campione, con un gruppo di 300 pazienti e un team di ricercatori specializzati, per rilanciare la validità di una dieta riconosciuta dal mondo intero quale “Patrimonio immateriale dell’umanità”.

Che cosa abbia a che fare il purè di patate e la fettina di crescenza serviti ai pazienti ogni sera nei reparti di tutta Italia in pochi ce l’hanno saputo dire. Ciò che è certo, invece, è che dai primi di giugno del 2016, da quando cioè si è ottenuto il primo okay dell’ATS di Milano e dell’Università Bicocca per avviare il cambio reale del menù all’interno dell’Istituto Radaelli di Vimodrone a Milano, la ripresa dei pazienti che hanno aderito al progetto e la loro qualità di vita è cambiata radicalmente.

E’ stato sufficiente servire tra le corsie porzioni maggiori di legumi, cerali integrali, frutta, verdura, noci ed olive fresche secondo un menù concordato con l’ATS milanese e l’Ordine dei Medici della città per ridurre i tempi di ricovero in modo statisticamente significativo e per ottenere un miglioramento, pari al 20 per cento, degli indici di funzionalità motoria, ovvero più agilità nel cammino e in generale nella mobilità quotidiana per pazienti con più di 83 anni e affetti da patologia cronica degenerativa. E tutto senza aumentare i costi, cambiare il personale,  modificare l’azienda fornitrice o forzando i pazienti a mangiare ciò che non volevano.

Cambiare è più semplice, alla fine, di ciò che si pensa.

E la domanda, allora, viene spontanea: perché in Italia la dieta ospedaliera non è quella Mediterranea?

“La ricerca ha dimostrato, come era ovvio, il progressivo allontanamento della società dalla tradizione Mediterranea – spiega il dott. Antonino Frustaglia, medico cardiologo ideatore della ricerca Be4eat-. I dati parlano chiaro. Solo 1% dei nostri anziani consuma una porzione di legumi al giorno. Il consumo di dolci e bibite gasate è più che raddoppiato in questi anni e l’86% dei pazienti intervistati non consuma mai frutta secca e semi oleosi. Ma il dato forse più sconcertante è che meno del 5% prende, ogni tanto, e forse, un po’ di cereale integrale”.

“La verità – conclude Frustaglia – è che ci siamo talmente allontanati dalla tradizione culinaria italiana che nemmeno i nostri anziani sanno più che cosa sia veramente. Della dieta Mediterranea è rimasto solo il consumo di olio extravergine di oliva, spesso di qualità, ma utilizzato in malo modo sui piatti che di Mediterraneo, in senso di Unesco e Ancel Keys, hanno ben poco se non addirittura nulla.”

Da qui la necessità di ripartire dagli ospedali, i primi luoghi deputati alla cura, per riportare al centro della terapia una pratica alimentare riconosciuta dal mondo medico come protettiva alle patologie croniche degenerative che oggi colpiscono la popolazione sempre più in tenera età.

“E inutile curare con le medicine e affondare il paziente con ciò che poi gli diamo da mangiare – spiega Frustaglia-. Cambiare è possibile. Direi, in realtà, auspicabile. Quindi, facciamolo. Non ci sono più scuse: i pazienti migliorano, l’azienda non ha costi aggiuntivi, il personale medico è soddisfatto. Questo era ciò che volevamo dimostrare. E questo è ciò che ora possiamo dire: è già stato fatto. Cambiare, si può”.

Nicla