LA CASEINA DEL LATTE “IL PIU’ POTENTE CANCEROGENO DELLA STORIA DELL’UOMO”

_DSC8419“La caseina è il più potente cancerogeno della storia. L’ho detto in passato e continuo a sostenerlo. Finora non mi hanno mai contestato su base scientifica e non possono farlo, perché è vero!”

Così con la forza dei suoi 50 anni di ricerca e nuove (prossime) pubblicazioni su Science il prof. T. Colin Campbell ha riaffermato ad Abano Terme, lo scorso 20-22 maggio, ciò che ha sempre sostenuto. “L’alimentazione, così come la intendiamo oggi, è il vero problema. Bisogna rivederla e approfondirne le implicazioni. Una sfida che tutti noi dobbiamo accettare e sulla quale dobbiamo organizzarci per gestirla con serietà e metodo di ricerca.”_DSC8451

Una umiltà senza paragoni quella del professore della Cornell Univesity. Per tre giorni protagonista di un dibattito internazionale che ha visto la partecipazione di esperti americani, europei ed italiani l’autore del The China Study ha puntato dritto al punto della questione sollevata dalle sue ricerche e ha invitato gli specialisti in sala ad un confronto e approfondimento scientifico centrato sull’obbiettivo.
“Tutti noi sappiamo che le evidenze scientifiche non sono certezze matematiche, soprattutto nella scienza della nutrizione. Ci sono trilioni di cellule nel nostro organismo che colloquiano tra loro continuamente: come facciamo a dire di conoscerne davvero il funzionamento? Fino a quando si continuerà a discutere dei singoli dettagli che si possono solo ipotizzare come veri si continuerà a spostare l’attenzione da ciò che deve essere lo scopo primo della nostra ricerca: lo studio completo dell’efficacia di un cambiamento della dieta nella salute delle persone”.

IMG-20160524-WA0000-1Ad accogliere il monito del ricercatore statunitense per l’ultima volta in Europa una platea di oltre 1.400 persone che tra la giornata di venerdì e quella di domenica si sono susseguiti nella sala convegni dell’Hotel Alexader Palace per un dibattito dedicato al grande pubblico e ai medici e specialisti del settore.
Una tre giorni di full immersion, con approfondimenti e tavole rotonde che hanno toccato tutti i diversi temi legati alla nutrizione e alla salute, dall’oncologia alla pediatria, dalla cardiologia al rapporto mente e corpo.

Schermata 2016-05-26 a 17.15.09Ad aprire il dibattito le relazioni frontali di alcuni tra i principali medici italiani coinvolti nel Laboratorio professionisti che nell’ambito dell’Associazione Equilibrio Delicato – Be4eat stanno lavorando per costruire in Italia un concreto progetto di ricerca capace di dare le prime e importanti risposte alle domande di molti pazienti e parenti che oggi affollano gli ambulatori medici.
Dal tema della ricerca a quello più complicato di una adeguata proposta clinica e dietetica in ambito oncologico rivolto agli specialisti con crediti ECM, il pomeriggio del venerdì è stato la premessa della giornata di sabato che ha catturato l’attenzione del grande pubblico sui temi centrali della salute, della prevenzione e della cura delle principali patologie del nostro secolo.
Un dibattito che ha coinvolto sul palco una trentina di medici e specialisti italiani, insieme alla relazione di ospiti stranieri provenienti dall’Irlanda come il dott. John Kelly e dalla Schermata 2016-05-06 a 19.47.44Spagna, con la dottoressa Odile Fernandez Martinez che con l’esposizione medica della sua guarigione da un cancro metastatico alle ovaie ha commosso tutta la platea.

A corona dei tre giorni di discussione, i collegamenti esteri con il dr. Neal Barnard, Schermata 2016-02-16 a 16.59.09ricercatore clinico e professore di medicina alla George OLYMPUS DIGITAL CAMERAWashington Univesity, con il dr. Micheal Greger fondatore dell’American College of Life Style Medicine e direttore sanitario della Humane Society of the Unites States, e con il dr. Dean Ornish, Clinical Professor di Medicina all’Università della California e direttore della Preventive Medicine Reserch Institute di Sausalito.

IMG-20160521-WA0019La professionalità degli 80 volontari provenienti da tutta Italia e la disponibilità degli ospiti testimonial come il grande attore Tullio Solenghi hanno reso possibile la riuscita di un dibattito che nasce spontaneo nelle case 13227180_1607192479595803_4546797275013645983_ndi tutti e che sulle tavole di tutti trova la sfida principale e più importante: la salute a lungo termine di chi amiamo.

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“GUARIRE DAL CANCRO! SI PUO’…”

Schermata 2016-05-06 a 19.53.06Odile Fernandez Martinez. Un sorriso coinvolgente quello della giovane dottoressa spagnola, la stessa che con il suo libro “La mia dieta anti cancro” sta facendo discutere l’Europa e che mentre risponde alla nostra intervista su Skype allatta il suo ultimo figlio, il terzo, avuto dopo le cure di una terribile malattia.

La sua storia del resto ha dell’incredibile. Una storia che ancora una volta fa gridare al miracolo di una guarigione che di miracoloso, sottolinea il medico di base, ha tuttavia gran poco.Schermata 2016-05-06 a 19.45.06
Questo almeno il pensiero della dott.ssa Martinez che raggiunta 6 anni fa da un verdetto di cancro metastatico alle ovaie che le lasciava ancora pochi mesi di vita ha dato fondo a tutte le sue conoscenze mediche e capacità di approfondimento per creare per sé stessa un percorso di guarigione fattibile ed efficace.

Un percorso che oggi, madre per la seconda volta dopo l’operazione e le cure, ha deciso di raccontare nel suo libro e nel suo intervento a #Be4eat2016 il prossimo 21 maggio, ad Abano Terme.

Perché, sostiene Martinez, “di cancro si può guarire. Non sempre e non come verità assoluta. Ma quanto ho appreso in questi anni mi ha insegnato che tutto è possibile, se ci crediamo fermamente”.
“Oggi sono a portata di tutti strumenti e metodiche integrate che possono consentire al paziente percorsi mirati e coadiuvanti alle cure tradizionali che possono sostenere e indirizzare la guarigione. Questo messaggio deve essere compreso e deve raggiungere le corsie di ogni ospedale e ambulatorio medico”.

Come medico, come giustifichi la tua guarigione?
“Quando 6 anni fa ho ricevuto il mio verdetto di cancro, mi sono sentita morire in quello stesso istante. Questo è ciò che accade a tutti i nostri Schermata 2016-05-06 a 19.49.12pazienti quando viene diagnosticato un tumore. La diagnosi diventa già prognosi, il film avanza in un istante e tu sei già spacciato in mesi/anni di agonia che sai già non servire a nulla. E’ contro questo modo di pensare che ho dovuto lottare, prima di tutto perché medico io stessa e quindi ancora maggiormente imbrigliata in questo sentire comune sul cancro. Hai un tumore? Auguri! La vera forza, il vero percorso di guarigione avviene quando si riesce ad uscire da questo stato di pre morte in cui ci buttiamo da soli e iniziamo a lottare. Cambiare atteggiamento, modo di pensare, e ragionare con un senso della possibilità reale è l’unica vera arma di cui dobbiamo attrezzarci. Perché è vero: tutto è possibile mettendo in atto le strategia giuste”.

E quali sono le strategie giuste?
“L’alimentazione, prima di tutto. Il cancro si nutre di zucchero, e ogni cibo che innalzi il nostro indice glicemico va eliminato. Poi ci sono il sale, il glutine, la carne e il latte. Analizzando i diversi studi prodotti negli ultimi decenni si è visto come questi alimenti innalzino l’infiammazione cellulare, favoriscano la proliferazione del cancro e l’angiogensi e di fatto remino contro il lavoro delle nostre natural killer impegnate insieme al nostro sistema immunitario a combattere ed eliminare le cellule del cancro. La nostra dieta deve riempirsi di tutto ciò che invece è stato visto protettivo e coadiuvante la nostra guarigione e questi sono a forza maggiore alimenti di origine vegetale, verdure, legumi, cerali integrali, semi di lino, frutta secca e grassi sani. Questo comporta inevitabilmente un cambiamento delle nostre abitudini, bisognerà imparare a cucinare tutto in casa e ricercare prodotti biologici e biodinamici vivi e capaci di aiutare veramente il nostri sistema immunitario a reagire”

Esiste quindi a tuo giudizio una dieta anticancro ideale?
“Ciò che si può dire è che esiste un indirizzo chiaro di ciò che sul nostro piatto deve necessariamente esserci quando stiamo affrontando un cancro. E su questo, piuttosto che su ciò che togliamo di conseguenza per fargli posto, dobbiamo puntare la nostra attenzione. La dieta è un tassello di un puzzle complesso, che non deve escludere la chemioterapia o la radioterapia quando necessaria (io l’ho fatta), ma che non può non essere presente se si vogliono utilizzare tutte le armi in nostro possesso per vincere una battaglia per la vita.”

Quali sono a tuo modo di vedere le tappe da non trascurare mai in un percorso di guarigione?
“Cambiare la mente. Modificare le nostre convinzioni sulla malattia e sull’esito della battaglia che stiamo affrontando. In questo possono esserci di aiuto la meditazione, lo yoga, il rispetto delle ore di sonno e l’allontanamento dalle tensioni. La quiete e il relax è ciò che nutre il nostro sistema immunitario e ci coadiuva nella lotta. Allo stesso tempo una alimentazione anti infiammatoria, prevalentemente sbilanciata su prodotti di origine vegetali e l’utilizzo consapevole di alcune spezie come la curcuma, lo zenzero, il tè verde. A questo si aggiunge tutto ciò che di integrato è stato visto essere utile. Parlo dell’agopuntura, dello shiatsu, della riflessologia o dell’uso mirato di piante medicinali sicure. Ma il grande lavoro, lo ripeto, viene dalle emozioni. Il controllo del nostro modo di “sentire  il cancro” è alla base di ogni successo o sconfitta contro la malattia”

Che cosa puoi dire al pubblico italiano in cerca di risposte?
“Non mollate mai. Non credete al film di una malattia inguaribile. Lottate. Cercate. Provate. Solo noi possiamo mettere il capitolo fine al libro della nostra vita. Sei anni fa ho guardato mio figlio, il primo. Mi struggevo all’idea che lo stavo abbandonando, che non l’avrei mai visto crescere e gli avevo anche scritto una lettera in cui gli rivelavo tutto il mio amore e mi dispiacevo di quanto successo. Ma in realtà questo non era mai successo. Io ero ancora viva, ero ancora lì, e potevo ancora scrivere una parte della mia storia. Una storia che continuo oggi a scrivere e che vi racconto con piacere.”

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NO AD OLIO DI GIRASOLE, SEMI E AVOCADO

Il ruolo dei grassi nel diabete

I carboidrati non causano il diabete, bensì i grassi e il loro consumo errato
Schermata 2016-02-16 a 16.59.09Così Neal Barnard, ricercatore e professore presso la George Washington University, commenta nel suo libro “Curare il diabete senza farmaci” i risultati delle nuove evidenze scientifiche in merito alla cura del diabete. Risultati che suffragati da studi e ricerche compiute da lui stesso puntano il dito contro ogni genere di grasso, sia esso di origine animale che di origine vegetale.

L’insulina- spiega il ricercatore- è un ormone prodotto dal pancreas che Schermata 2016-02-16 a 16.58.07come una chiave che si inserisce in una serratura si combina con un recettore sulla superficie della cellula consentendo al glucosio di attraversare la membrana cellulare”.
Quando questo sistema non funziona correttamente, l’insulina prodotta non riesce ad “aprire la serratura” e il glucosio in circolo non può entrare nelle cellule accumulandosi nel sangue.
A questo punto i medici prescrivono una dieta ipoglucidica, ovvero una dieta che punta a limitare l’apporto di zuccheri e quindi punitiva nei confronti di alimenti amidacei come pane, patate, riso e pasta. Tuttavia, commenta il ricercatore, questo tipo di dieta da sola non riesce a tenere sotto controllo la glicemia oltre a tutti gli altri sintomi di cui spesso i diabetici sono affetti come ipertensione e ipercolesterolemia a tal punto che questo tipo di diete oltre a risultare “inefficace” Schermata 2016-04-26 a 17.39.35nello scopo di ridurre o evitare l’assunzione di medicinali diventano un trampolino di lancio verso una lista di farmaci sempre più lunga.

Il problema infatti non sono i carboidrati- commenta Barnard-. Bensì i grassi che come una gomma da masticare impediscono all’insulina di aprire la parta al glucosio all’interno delle cellule”.

Quando tutto funziona correttamente, il grasso all’interno delle cellule viene metabolizzato dai mitocondri che hanno il compito di trasformare il grasso e altre fonti di carburante in energia per il funzionamento delle cellule dei muscoli.

Nel diabete di tipo 2 si è visto come i mitocondri siano inferiori rispetto al dovuto. E guarda caso- conclude il ricercatore- il numero di mitocondri dipende da ciò che mangi.”
I ricercatori della Louisiana in uno studio condotto al Pennington Biomedical Research Center a Baton Rouge hanno studiato cosa accade all’organismo in una dieta iperlipidica in cui il 50% delle calorie proviene dai grassi testando i geni che producono i mitocondri. Si è scoperto che i cibi grassi consumati dai volontari non solo causavano l’accumulo di lipidi nelle cellule ma, come sottolinea Barnard, “spegnevano anche geni che producono i mitocondri”.

Immaginiamoci cosa significa. Se mangiamo cibi grassi, minuscole particelle di grasso si accumulano nelle miocellule. Questo grasso interferisce con il normale funzionamento delle cellule, compresa la loro capacità di rispondere all’insulina. Se l’insulina non riesce a svolgere il proprio compito, il glucosio non può penetrare nelle cellule e si accumula nel sangue. Gli studi oggi dimostrano che l’accumulo di grassi nelle cellule non sono una semplice questione genetica. I geni svolgono un ruolo, ma gli effetti dipendono in larga misura anche dalla dieta, che può essere drasticamente cambiata”.

Per invertire dunque il decorso del diabete e “togliere il chewing- gum dalla serratura”, offrendo a cuore e arterie le migliori possibilità di far fronte a qualsiasi ostruzione presente, ci sono per Barnard tre raccomandazioni fondamentali da applicare:

- eliminare i prodotti di origine animale
- ridurre l’uso di oli vegetali al minimo
- utilizzare cibi a basso contenuto glicemico

Schermata 2016-04-26 a 17.33.22Nella dieta infatti sono due le possibili fonti di grassi: i prodotti animali come carne, uova e formaggi e gli oli vegetali come olio di girasole, di mais e via dicendo. Eliminarli alla radice o ridurne drasticamente l’utilizzo è, per il ricercatore americano, importante per ripulire le serrature delle cellule.

Pur cercando di evitare i cibi grassi, molti sono tentati di fare uno strappo Schermata 2016-04-26 a 17.36.05alla regola con l’olio d’oliva. A parità di peso, tuttavia, l’olio di oliva ha lo stesso contenuto calorico del grasso di manzo. Per quanto l’olio di oliva contenga molti grassi monoinsaturi, contiene anche grassi saturi (circa il 13%) che innalzano il colesterolo o la resistenza insulinica. Poco importa il prezzo di vendita o che sia extravergine: contiene sempre calorie e grassi saturi, che il metabolismo deve metabolizzare se vuole mantenere uno stato di salute ottimale”.

Il nostro organismo, conclude Barnard, ha bisogno di piccolissime quantità di grassi che il regno animale già offre in natura. Il problema sorge quando gli oli sono aggiunti nelle ricette e sono utilizzati sotto forma di sale e fritti.

Lo stesso lo si dica per la frutta a guscio, così come semi, olive, avocado e alcuni Schermata 2016-04-26 a 17.34.46derivati della soia che “hanno un alto contenuto di grassi e pertanto è consigliato limitarne il consumo”.
Le indicazioni quindi, secondo il ricercatore, sono chiare. Poco o per nulla olio a condimento, eliminando totalmente tutti gli altri grassi provenienti da prodotti di origine animale. E la scelta di alimenti che nelle etichette non contengano di più di 2-3 grammi di grasso per porzione.

Unitamente ad una dieta a basso indice glicemico, che eviti gli zuccheri, il pane bianco, le patate al forno e quasi a tutti i cereali freddi oltre a prediligere fagioli, cereali integrali, verdure a foglia verde e frutta, questo percorso alimentare è l’unico oggi a garantire un risultato duraturo nella cura al diabete”.

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CANCRO E PROTEINE “NON PIU’ DELL’8%”

Le proteine favoriscono la crescita del cancro.
Una affermazione importante, specie se a sostenerla è un medico oncologo presidente di una associazione di ricerca integrata che in Italia collabora da anni con gli USA.

Schermata 2016-04-22 a 16.54.05Così Massimo Bonucci, presidente ARTOI, intervenuto alla Rubrica Be4eat su Telecolor  “Il Ruolo della genetica e dello studio integrato in oncologia” ha spinto sull’importanza, alla luce delle ultime evidenze scientifiche, di operare cum grano salis nella dieta di tutti i giorni.

Le proteine- sostiene l’oncologo-, se consumate in eccesso, tendono a far crescere ed infiammare ciò che non vorremmo fare crescere e tanto meno infiammare. Per questo un consumo contenuto e adeguato di queste sostanze indispensabili al ricambio cellulare, è fondamentale in una dieta preventiva al cancro ma anche e soprattutto in una dieta “terapeutica” consigliabile al paziente oncologico”.

Secondo l’oncologo di Artoi stando alle diverse evidenze scientifiche a riguardo il consumo di proteine al giorno dovrebbe aggirarsi intorno ai 0,6-0,7 grammi pro Kg al giorno.
Valori indicati anche nei LARN italiani, ovvero i livelli di assunzione giornalieri consigliati, che tradotti al lato pratico si concretizzano con 40-60 gr di proteine al giorno per un peso medio che può variare dai 60 agli 80 kg.

Vogliamo semplificarci la vita e prendiamo in considerazione 1grammo pro Kg al giorno?- commenta Bonucci-. Il risultato cambia di poco perché comunque la dieta  seguita dalla stragrande maggioranza delle persone oggi è ben più ricca in proteine. Questo eccesso è il primum movens della trasformazione cellulare in possibili cellule neoplastiche. I nostri nonni mangiavano carne 1 volta alla settimana e solo la domenica avevano un elevato apporto proteico. Durante la settimana la loro alimentazione era incentrata sul mondo vegetale, con apporti proteici inferiori e l’equilibrio dell’organismo era preservato. Non dimentichiamoci che 100 gr di lenticchie sono 22-25 gr di proteine, e aggiungendo frutta secca, cereali integrali e via dicendo il nostro fabbisogno proteico è soddisfatto.”
Il problema oggi, commenta l’oncologo, è la cattiva informazione data ai pazienti.WHO

Il 10% di calorie totali della dieta energia giornaliera consigliate dal WHO, World Health Organization, è troppo – incalza l’oncologo-. Se noi ci attestiamo in media su una dieta di circa 2000 calorie al giorno, ciò significa che ogni giorno dovremmo mangiare circa 200 calorie provenenti da proteine? Questa è una dieta americana, non certo cinese o giapponese. Dobbiamo stare attenti ad interpretare le linee guida e il loro significato perché rischiamo di dare come medici informazioni sbagliate e potenzialmente dannose ai nostri pazienti”.

Questo ragionamento vale soprattutto in caso di pazienti oncologici che in fase di terapia necessitano, incalza Bonucci, di una dieta particolare. La stessa che sposa l’approccio dato the china studydal prof. T. Colin Campbell nel The China Study e che mira alla riduzione del consumo di proteine su una quota pro die che può suppergiù aggirarsi intorno all’8% di energia giornaliera.

C’è una leggera distinzione tra dieta preventiva e dieta terapeutica indispensabile a chi affetto da cancro- spiega l’oncologo-. La dieta preventiva è una dieta incentrata su verdure, cereali antichi e integrali, pochi o zero zuccheri aggiunti e un apporto di proteine che può includere nella settimana alcuni alimenti di origine animale in modo tuttavia quantitativamente moderato, con un indice glicemico basso come il pesce e soprattutto qualitativamente ottimo (no ogm, ormoni eccetera). Diversa una dieta terapeutica. In questo caso io devo togliere tutti gli alimenti che tendono a far crescere e la carne è tra questi, anche se qualitativamente buona. Quando sto combattendo un cancro non posso permettermi eccezioni o fattori di crescita aggiuntivi”. 1

Lo stesso si dica della soia.
La soia è un fitoestrogeno- spiega Bonucci-. E come tale va a modulare certi meccanismi che in un paziente oncologico con cancro al seno, ad esempio, è controproducente poiché utilizzo un farmaco anti estrogeno. I tre studi WHO del 2012 che spingono ad un consumo di soia come prevenzione al cancro al seno sono studi che hanno coinvolto solo 600-700 pazienti, tra le quali anche donne cinesi e giapponesi che già utilizzavano per tradizione la soia, ed hanno ignorato i risultati di uno importante studio che ha dimostrato come in pazienti con biopsia della mammella la somministrazione di 25g di soia in una bevanda ha generato una maggior incidenza di cellule proliferative del cancro. Non dimentichiamoci poi che nella nostra tradizione culinaria utilizziamo già alimenti con estrogeni come la salvia , il rosmarino e i legumi in genere. Perché aggiungere cibo a noi estraneo come la soia se poi sussistono anche dei dubbio sulla sua utilità?”

A concludere il tema alimentazione, l’intervento di Stefano Magno medico chirurgo e Schermata 2016-04-22 a 16.51.57senologo del Policlinico Gemelli che commentando il ruolo della genetica nel cancro al seno, con particolare riferimento ai BRCA1 e BRCA2, ha aggiunto:
La genetica non deve essere sovrastimata. Il 30% del cancro è imputabile a fattori alimentari. Il 20% si lega agli stili di vita largamente intesa, compreso la mancanza di una attività fisica che abbia inizio in giovane età. Solo il 5-10% è addebitabile la genetica. Parlando il linguaggio moderno dell’epigenetica è il modo in cui i geni si esprimo che conta. E il come si esprimono è strettamente correlato all’ambiente che sta loro intorno. Su questo si può intervenire e il primo modo riconosciuto per farlo è l’alimentazione”.

1 La stessa posizione è espressa dal figlio di T. C. Campbell e coautore del The China Study, Thomas Campbell nel suo libro “The Campbell Plan”, pp- 60-61 edizione italiana

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IL “LIGHT” NON FA BENE. Largo ai grassi buoni

E’ l’ultimo dettame della ricerca medica in merito di grassi. Il light non fa bene, non almeno come ossessione marcata sul “no fat ” che se lasciato a se stesso può nuocere gravemente alla salute delle nostre cellule.

E’ così che la ricerca medica italiana lancia un nuovo e pesante monito alla scelta dietetica dei cittadini, incoraggiando il consumo di grassi (quelli buoni) e incentivando al loro corretto apporto quotidiano.

A spingere sull’importanza dei grassi nella nostra Schermata 2016-04-07 a 17.26.59alimentazione è la dottoressa Carla Ferreri, senior researcher al CNR di Bologna, che ha dedicato l’ultimo decennio del suo lavoro allo studio delle membrane cellulari e alla loro composizione.
Intervenuta alla rubrica Be4eat su Telecolor lo scorso 4 marzo, la ricercatrice italiana ha spiegato nel dettaglio che cosa accade alle nostre cellule con una dieta sbilanciata dal punto di vista dei grassi.

I grassi sono ciò di cui sono fatte le nostre membrane cellulari- ha detto-. Si è sempre posta poca attenzione al lavoro delle membrane, eppure queste sono indispensabili per il corretto funzionamento della cellula”.

Simili ad un “materasso” le membrane consentono il corretto passaggio di informazioni da fuori a dentro la cellula e in questo senso essa “comunica direttamente con il DNA”.

Con una alimentazione eccessiva di grassi saturi, ovvero eccessivamente ricca in carne, formaggi e burro,- ha continuato- si è visto come questo materasso si faccia troppo duro e la comunicazione tra ciò che c’è fuori e dentro viene ostacolata, con più livelli di gravità che tutti conosciamo”.

Tuttavia, anche lo squilibrio tra gli acidi grassi insaturi presenti nella dieta, con l’eccessivo sbilanciamento in un senso piuttosto che in un altro causato principalmente dall’abuso di grassi omega 6 presenti negli oli vegetali “compromette il funzionamento della membrana che, infiammata, è causa dell’insorgere di diverse patologie.

Lo studio della composizione di grassi della nostra membrana diventa predittivo dell’andamento assunto dal nostro corpo verso la malattia e consente il rapido intervento aggiustando nella dieta il rapporto tra i diversi acidi grassi insaturi” ha concluso la Ferreri.

Una dieta che non può che essere, per forza maggiore, ad personam e studiata sulla base dei risultati dell’esame delle membrane.

E questo approccio, ha confermato la biologa nutrizionista Tiziana Toso ospite alla Schermata 2016-04-07 a 17.25.46puntata,  “sta regalando importanti risultati in ambulatorio”.

Modificando accuratamente l’introito di acidi grassi essenziali sulla base delle necessità individuali altrimenti difficili da individuare si stanno ottenendo risultati insperati su patologie che apparentemente non trovavano totale risoluzione nella dieta. Parlo soprattutto di persone con problemi di reazioni avverse ad alimenti o con patologie autoimmuni che nel solo cambio di dieta ad personam risolvono completamente il problema”.

Il corretto equilibrio di grassi nella dieta si rende particolarmente necessario per chi segue una dieta vegana o su base vegetale. “Con semplici accorgimenti quotidiani come integrare il consumo di mandorle piuttosto che nocciole e via dicendo- ha commentato la Toso- è possibile evitare l’acidificazione delle membrane facile in chi segue una dieta di questo tipo perché eccessivamente sbilanciato su acidi grassi omega 6 presenti nel mondo vegetale in genere e nell’utilizzo di oli vegetali in eccesso”.

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GRASSI, L’OSSESSIONE E’ SBAGLIATA

L’ossessione sui grassi è stata solo fonte di un non effetto”.

Così T. Colin Campbell, professore emerito della Cornell Univesity, commenta l’attenzione eccessiva al “low fat”.
Una ossessione, commenta il ricercatore, che negli ultimi 40 anni ha portato a vendite esagerate di prodotti scremati (latte) o bollati dalle aziende come “low fat”  spingendo a credere che queste tre parole abbiano qualche proprietà magica e speciale.

La verità, sottolinea il professore, è che “i tassi di incidenza sulle cardiopatie, ad esempio, Schermata 2016-04-07 a 18.22.02non sono mai realmente cambiati con una dieta di questo tipo” e che come riporta Richard Béliveu, professore di Biochimica e titolare della cattedra di Prevenzione e trattamento del cancro presso la facoltà di medicina dell’UNI di Montréal, nel suo libro La dieta anti-cancro, “durante tutto il periodo in cui il credo “antigrasso” è stato più in voga, cioè dal 1980 al 2000, la percentuale di americani obesi è più che raddoppiata, passando dal 12 al 28% della popolazione (della quale non meno del 65% era in sovrappeso)

Insomma, un classico esempio di come l’attenzione esagerata ad un nutriente ci ha sviati dal vero problema.

Nel 1975 Carrol Kent ha analizzato infatti il rischio di sviluppo del cancro al seno nelle diverse nazioni rispetto al contenuto di grassi nella dieta.
In questo studio si è visto come più alto è il consumo di grassi nella alimentazione in uno Stato e più alto è il rischio di incorrere nel cancro al seno. Questi risultati erano molto simili a quelli già effettuati da altri studi sul rapporto grassi e cardiopatie e da qui è nata l’idea che i grassi fossero necessariamente da bandire dalla nostra tavola.
Idea che ha dato il via al business del  “low fat”.Schermata 2016-04-07 a 18.29.02

Oggi si sa che non è così e che questa ossessione al low fat non solo non serve a nulla,

L’errore, spiega Campbell, “è stato quello di concentrarsi su 1 nutriente alla volta estrapolando i risultati dal contesto generale”.

Tuttavia dagli studi è evidente che c’è una specie di soglia, un livello medio di grassi entro il quale in teoria il rischio di insorgenza di patologie non c’è.
Questo livello si aggira intorno al 7-8% delle calorie totali.

Questa è esattamente la quantità di grassi che ci serve- conclude Campbell-. Il nostro organismo ha bisogno di grassi, un bisogno indispensabile, ma in una percentuale corretta che si dimostra essere salutare”.

Ovviamente non tutti i grassi sono uguali. Ed esiste una profonda differenza tra grassi Schermata 2016-04-07 a 18.40.40vegetali (grassi polinsaturi) e grassi animali (grassi saturi).
Tuttavia, sostiene Campbell, “l’attenzione ossessiva su questa differenza porta a Schermata 2016-04-07 a 18.44.40porre l’accento solo sulla necessità di consumare preferibilmente i grassi insaturi (che fanno bene)  a discapito dei grassi saturi accusati di fare male. E questo è giusto.
E’ impressionante infatti l’effetto che i grassi animali hanno sull’insorgenza del cancro sul quale sembra non esistere una soglia minima di accettabilità, ovvero appena introdotti subito il rischio di insorgenza della malattia aumenta. Una associazione che invece sembra non esserci con in grassi polinsaturi dei vegetali“.

Ma in troppo pochi spingono sul punto cruciale, ovvero sulla corretta quantità di grassi totali da dover consumare nella dieta.

Un livello che si dimostra non dover superare il 10%. Al di sotto di questa soglia non si registra nessun aumento di rischio di insorgenza di malattia di alcun genere. Ma appena si sale, inizia la malattia. E questo va detto e ribadito“.

I giusti grassi, nella percentuale e proporzione corretta. Questa è la salute.

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Il ruolo della mente

Quanto incide la mente nel processo di guarigione?
Che i nostri pensieri e le nostre emozioni influiscano in modo significativo sulla salute è cosa risaputa. Diversi studi pubblicati su Pub Mad evidenziano come la consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie azioni (mindfulness) volta ad una riduzione dello stress emotivo apporti benefici importanti nella terapia di pazienti affetti da differenti patologie, cancro per primo.

E qui entra in campo un elemento decisivo, soprattutto se si parla di processo di guarigione.

In uno studio del 2005 pubblicato sul Journal of Clinic Oncology condotto su donne con cancro all’ovaio si è evidenziato infatti come lo stress, l’angoscia e la mancanza di supporto affettivo rendono tecnicamente meno attive le natural killer, ovvero quella parte di esercito immunitario che si scaglia contro le cellule tumorali e ci aiuta a combattere la malattia.

Come fare tuttavia a guidare le nostre emozioni?

Schermata 2016-03-31 a 15.25.27Giuseppe Cocca, medico chirurgo esperto di Natural Hygiene intervenuto alla puntata di Be4eat su Telecolor lo scorso 21 marzo, ha cercato di spiegare i meccanismi che  sottendono la nostra mente in questi contesti.
Le emozioni- dice- non sono ciò che sentiamo bensì la reazione a ciò che sentiamo. Mettiamo il caso di una diagnosi di cancro: l’emozione sulla quale lavorare è la reazione che noi mettiamo in atto a quanto ci è stato detto. E su questo i risultati possono essere sorprendenti. Capire che una diagnosi non è una prognosi, ovvero capire che ciò che ci viene detto (diagnosi) è solo una fotografia istantanea di oggi e non automaticamente il film che ci mettiamo in testa di morte certa e sofferta (prognosi) è il primo passo fondamentale per mettere in campo forze di autoguarigione importanti e necessarie nella lotta”.

Anche solo facendo questo è possibile iniziare un cammino di gestione delle proprie emozioni che ricordiamoci bene hanno un effetto biochimico sull’organismo, positivo o negativo, già bene evidenziato in diverse ricerche

Su questo punto è interessante ricordare uno studio di Bernie Siegel riportato in uno dei suoi libri, che sostiene come il 15-20% dei malati di cancro di fatto desidera morire inconsciamente, mentre il 60-70% vuole guarire ma è passivo e si aspetta che faccia tutto il medico.
Solo il 15-20% dei pazienti invece rifiuta di essere vittima, inizia a fare ricerche da solo e controlla le scelte del medico. Questa piccola percentuale è quella che più probabilmente andrà incontro alla guarigione.

Rimane da chiederci quindi che cosa si deve fare? Dobbiamo diventare tutti pazienti difficili per trovare la guarigione?

E’ ciò che spero!” è il commento di Domenico Battaglia, medico chirurgo Schermata 2016-03-31 a 15.27.05esperto del metodo Gerson intervenuto alla trasmissione. “Quando entra nel mio studio un paziente con un plico di carte in mano, che mi bombarda di domande e che ha già studiato da solo il suo caso io so che questo paziente ha deciso di vivere e ha una possibilità in più per farlo. La paura della morte è una energia negativa che assorbe le forze e ruba spazio alla guarigione. L’impegno personale, la partecipazione alla scrittura positiva della prognosi, è un modo per trasformare questa paura in concreta voglia di vivere

p091_1_00Ecco dunque stilato quello che Cocca chiama il vero triangolo della salute, quello che ai vertici ha dieta salutare, movimento fisico e pensiero.

Non possiamo dimenticarci della forza del pensiero e del ruolo che esso gioca nella guarigione -commenta Cocca-. Così come non esiste una dieta ottimale identica per tutti o un esercizio fisico benefico a tutti, altrettanto è vero che non esiste un approccio giusto alla malattia uguale per tutti. L’importante è non fossilizzassi solo su una sola cosa. Come l’uomo che perde le chiavi di casa le cerca solo sotto al lampione del giardino perché è lì che più c’è luce, altrettanto chi ha un problema di salute cerca di risolverlo solo con ciò che già conosce e pratica da anni. In realtà la salute sta nell’equilibrio delle tre forze, alimentazione movimento e pensiero. Lavorare su questa sinergia al meglio è il lavoro che ogni medico e ogni paziente deve fare”.

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GRASSI OMEGA 3. L’INTEGRAZIONE FA MALE

Una cosa è l’alimento in sé. Un’altra la singola integrazione di un suo nutriente.
E’ questa per il prof. T. Colin Campbell la confusione principale che muove la ricerca scientifica oggi. La volontà di frazionare ogni singolo nutriente indagandone il meccanismo e funzionamento slegato dal suo contesto generale nell’illusione di poter individuare il “super nutriente” o anello mancante capace di dare la svolta decisiva ad ogni problema.

E in questa confusione oggi si muove tutta la popolazione che bombardata dalla pubblicità cerca negli alimenti e negli integratori ciò che la ricerca dice essere fondamentale alla salute.

Schermata 2016-03-29 a 11.42.13Come il caso dei grassi omega 3.

Da anni la ricerca scientifica ha individuato nei grassi omega 3 una componente protettiva ai problemi cardiovascolari e in generale sulla mortalità. E su questa dichiarazione il sistema di produzione si è mosso evidenziando sui propri prodotti la presenza addizionata di questi fondamentali nutrienti mentre gli scaffali delle farmacie si sono arricchiti di integratori di ogni genere e tipo.

Ma servono davvero queste integrazioni?

Secondo T. Colin Campbell e in realtà anche secondo diversi medici e specialisti impegnati sul campo, l’integrazione di omega 3 non serve a nulla e addirittura può diventare dannosa.

In una meta analisi su 89 studi del 2006 (Hopper er al., Brit. Med. J 332:752, 2006)Schermata 2016-03-29 a 11.43.36 sono stati presi in esame circa 600.000 soggetti per studiarne la validità dell’integrazione dei grassi omega 3.
Il risultato è che “i grassi omega 3 non hanno un chiaro effetto sulla mortalità totale, su eventi cardiovascolari combinati o cancro”. Al contrario, anche se in modo non statisticamente significativo, “non possono essere esclusi danni clinicamente importanti [rischio di cancro]”

Come conclude T. Colin Campbell queste informazioni non solo suggeriscono che l’integrazione di grassi omega 3 non serve a protezione di queste patologie bensì “implicano che il rischio di cancro è più alto per coloro che consumano omega 3”.

Non solo quindi non diminuisce il rischio di malattia, bensì aumenta.

Il problema, commenta Campbell, è che l’alimentazione corretta non può essere frazionata sull’azione singola dei nutrienti. Questo, sostiene, può essere un modo comodo per analizzare e studiare il funzionamento del nostro organismo, ma non è di certo come il cibo agisce nel nostro corpo.
L’attenzione troppo marcata al particolare rende un nutriente importante come gli acidi grassi omega 3 addirittura dannoso se preso in dosi eccessive.

In una relazione di circa 10.000 casi di diabete 2 del 2009 (Kausuk et al. Am J Clin 90, 613, 2009) si è visto infatti come il rischio di diabete aumenta progressivamente con l’aumento del consumo di omega-3.
Schermata 2016-03-29 a 11.55.35Prendendo come base una dose minima di consumo di omega 3 si è visto come una dose leggermente più alta aumenta il rischio di diabete del 5%. Salendo leggermente nel consumo il rischio di diabete aumenta del 17% e successivamente del 24%.
Questi, conclude Campbell, sono dati molto significativi che sostengono come “l’aumento di grassi omega 3 attraverso integratori aumenta i casi di diabete”.

E questo rapporto si mantiene anche con il consumo di pesce che contiene molti grassi omega 3.
In questo studio si è visto come il rischio di diabete aumenti del 22% in chi consuma 5 o più porzioni alla settimana di pesce rispetto a chi ne consuma meno di una porzione al mese.

Questi dati, suggerisce Campbell, “ci suggeriscono il pericolo dell’eccesso di queste sostanze e l’attenzione che la scienza deve avere nelle conclusioni tratte dallo studio parziale di ciò che deve poi essere ricondotto all’insieme generale”.

“I singoli nutrienti quando consumati con il cibo hanno un effetto differente. Lavorano all’unisono con gli altri e in questo insieme portano effetti importanti, sia in un senso che in un altro. Troppo spesso la ricerca viene confusa da relazioni sui test di singoli nutrienti presi fuori contesto e su singole malattie o singoli meccanismi. Questo modo di operare genera caos ed errori nel campo della nutrizione”.

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I DOLORI RIFLESSI

Mal di schiena? La causa può essere il tuo intestino che infiammato riscalda la muscolatura circostante la quale reagisce contraendosi e provocando dolore.

Che l’intestino sia alla base di molti dolori lombari è notizia piuttosto recente e dalle implicazioni pratiche interessantissime soprattutto se si tiene conto che ogni anno 1 italiano su 3 rimane a casa dal lavoro a causa del mal di schiena.

Tuttavia la domanda sorge spontanea: quanti sono i dolori riflessi di cui siamo afflitti ogni giorno?

Se infatti il mal di schiena, così come l’ernia al disco, stanno trovando facile risoluzione nella correzione di pratiche dietetiche fondamentali come bere più acqua o mangiare determinati alimenti piuttosto che altri, quanti sono i dolori che localizzati in un punto particolare del nostro corpo in realtà sono il riflesso di un disequilibrio in ben altre zone e con ben altre cure risolutive rispetto a quelle intraprese?

Schermata 2016-03-25 a 17.38.45Secondo Giovanni Castellani e Luca Mongiardini, entrambi chinesiologi ed educatori alimentari intervenuti nella puntata di Be4eat su Telecolor lo scorso 14 marzo, i dolori di questo tipo sono diversi. E anche molto comuni a partire dal reflusso gastrico, dall’ernia iatale fino ad arrivare alla stessa artrosi.

“Tutte queste patologie comuni- commenta Castellani- sono il risultato di una sommatoria Schermata 2016-03-25 a 17.40.43di fattori che vedono nel dolore solo un campanello di allarme di un problema a monte e il più delle volte riconducibile alla respirazione e all’alimentazione” .

Come il caso dell’ernia al disco.

“I dischi tra vertebra e vertebra sono fatti per lo più di acqua- spiega Castellani-. Quest’acqua è in continuo ricambio. Chi beve poco o chi è in sovrappeso o presenta un eccessivo girovita rischia di disidratarsi, con conseguenze sul disco intervertebrale oltre che sui muscoli. Ecco quindi che una alimentazione disinfiammante come quella su base vegetale e soprattutto idratante aiuta a ricreare lo spazio necessario tra vertebra e vertebra intervenendo sulla causa dell’ernia e quindi contrastando le recidive.”

Ovviamente, oltre all’alimentazione e alla idratazione, esistono esercizi di postura e di aiuto alla fase di dolore che devono essere consigliati caso per caso. Ma il risultato, commenta Castellani, “è definitivo e soprattutto non invasivo.”

Lo stesso si può dire per l’artrosi per la quale sorride Castellani “c’è una buona notizia: la cartillagine si può riformare. E’ sufficiente ricreargli lo spazio necessario con i dovuti esercizi e alimentazione disinfiammante”.
Lo stesso si può dire del reflusso gastrico.

“Quando è evidente che cambiare l’alimentazione scegliendo alimenti meno acidi non è sufficiente per contrastare questo dolore molto comune- spiega Mongiardini-, allora si può intervenire sulla respirazione. Una respirazione scorretta infatti, eseguita con la parte alta del diaframma, preme sullo stomaco bloccandone il lavoro e avviando alcuni scompensi importanti non ultimo l’ernia iatale, molto comune in diversi pazienti”.

Schermata 2016-03-25 a 17.47.00“Il reflusso gastrico infatti, continua Mongiardini, può essere causato oltre che da una alimentazione troppo acida, anche da un eccesso di sport che analogamente ad una cattiva respirazione crea una pressione sullo stomaco da parte del diaframma”.

Ecco quindi 4 semplici regole per prevenire e contrastare i tanti dolori riflessi che affliggono oggi 1 italiano su 3.

Schermata 2016-03-25 a 17.48.301°  bere molto e regolarmente durante il giorno;
2° invertire il primo piatto con il contorno, ovvero mangiare verdure crude a volontà prima di ogni pasto;
3° respirare correttamente, con respiri profondi che arrivino alla pancia e correggere la nostra respirazione appena ci accorgiamo Schermata 2016-03-25 a 17.50.08del contrario;
4° fare stretching regolare ogni mattina quando ci alziamo stiracchiandoci come i bambini

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T. C. Campbell al Parlamento Europeo Be4eat, 31 maggio Bruxelles

Allegato di posta elettronica-1ATTENZIONE! Per assistere alla registrazione CLICCA QUI!

Una tappa importante, la prima all’interno di un Tour Europeo che partendo dall’Italia approderà direttamente al Parlamento Europeo per un incontro pubblico senza precedenti.

E’ così che il prossimo 31 maggio Be4eat insieme a T. Colin Campbell relazionerà a Bruxelles in un incontro dedicato alla nutrizione, alla salute e alle ultime ricerche scientifiche in merito. Ospiti insieme al ricercatore americano della Cornell University e all’Associazione che lo rappresenta in Europa, una selezionata delegazione di medici e specialisti impegnati nella rete dei professionisti Be4eat e che si occupano di ricerca e pratica medica a 360 gradi.
Un appuntamento significativo che apre l’attenzione delle istituzioni europee ad una tematica ormai molto sentita dall’opinione pubblica e che vede in Marco Zullo, Zullo-Marcoeurodeputato M5S, il primo attore seriamente interessato ad approfondirne il fondamento scientifico e la corretta informazione su di esso.
Nell’incontro al Parlamento Europeo sarà proiettato in anteprima il nuovo film documentario di Campbell “PlantPure PlantPureNation_600_90percentNation” apparso in USA la scorsa estate e che sta facendo discutere il mondo politico ed istituzionale americano.
La politica ha una grande responsabilità di informazione pubblica- ha sostenuto Campbell-. Avviare la discussione nelle sedi appropriate è di fondamentale importanza per il futuro della ricerca medico-scientifica”.
La tappa a Bruxelles è al centro di un tour che vede impegnato per l’ultima volta in Europa il ricercatore americano in incontri pubblici ed interviste selezionate (dalla Spagna alla Polonia) e che sotto il cappello Be4Eat partirà dall’Italia il prossimo 20-22 maggio.
Per seguire i preparativi dell’incontro segui #Be4EatUE.
Per partecipare come esperto al movimento in Europa, scrivi a

presidenza.associazione@be4eat.com

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