Quanto incide la mente nel processo di guarigione?
Che i nostri pensieri e le nostre emozioni influiscano in modo significativo sulla salute è cosa risaputa. Diversi studi pubblicati su Pub Mad evidenziano come la consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie azioni (mindfulness) volta ad una riduzione dello stress emotivo apporti benefici importanti nella terapia di pazienti affetti da differenti patologie, cancro per primo.

E qui entra in campo un elemento decisivo, soprattutto se si parla di processo di guarigione.

In uno studio del 2005 pubblicato sul Journal of Clinic Oncology condotto su donne con cancro all’ovaio si è evidenziato infatti come lo stress, l’angoscia e la mancanza di supporto affettivo rendono tecnicamente meno attive le natural killer, ovvero quella parte di esercito immunitario che si scaglia contro le cellule tumorali e ci aiuta a combattere la malattia.

Come fare tuttavia a guidare le nostre emozioni?

Schermata 2016-03-31 a 15.25.27Giuseppe Cocca, medico chirurgo esperto di Natural Hygiene intervenuto alla puntata di Be4eat su Telecolor lo scorso 21 marzo, ha cercato di spiegare i meccanismi che  sottendono la nostra mente in questi contesti.
Le emozioni– dice- non sono ciò che sentiamo bensì la reazione a ciò che sentiamo. Mettiamo il caso di una diagnosi di cancro: l’emozione sulla quale lavorare è la reazione che noi mettiamo in atto a quanto ci è stato detto. E su questo i risultati possono essere sorprendenti. Capire che una diagnosi non è una prognosi, ovvero capire che ciò che ci viene detto (diagnosi) è solo una fotografia istantanea di oggi e non automaticamente il film che ci mettiamo in testa di morte certa e sofferta (prognosi) è il primo passo fondamentale per mettere in campo forze di autoguarigione importanti e necessarie nella lotta”.

Anche solo facendo questo è possibile iniziare un cammino di gestione delle proprie emozioni che ricordiamoci bene hanno un effetto biochimico sull’organismo, positivo o negativo, già bene evidenziato in diverse ricerche

Su questo punto è interessante ricordare uno studio di Bernie Siegel riportato in uno dei suoi libri, che sostiene come il 15-20% dei malati di cancro di fatto desidera morire inconsciamente, mentre il 60-70% vuole guarire ma è passivo e si aspetta che faccia tutto il medico.
Solo il 15-20% dei pazienti invece rifiuta di essere vittima, inizia a fare ricerche da solo e controlla le scelte del medico. Questa piccola percentuale è quella che più probabilmente andrà incontro alla guarigione.

Rimane da chiederci quindi che cosa si deve fare? Dobbiamo diventare tutti pazienti difficili per trovare la guarigione?

E’ ciò che spero!” è il commento di Domenico Battaglia, medico chirurgo Schermata 2016-03-31 a 15.27.05esperto del metodo Gerson intervenuto alla trasmissione. “Quando entra nel mio studio un paziente con un plico di carte in mano, che mi bombarda di domande e che ha già studiato da solo il suo caso io so che questo paziente ha deciso di vivere e ha una possibilità in più per farlo. La paura della morte è una energia negativa che assorbe le forze e ruba spazio alla guarigione. L’impegno personale, la partecipazione alla scrittura positiva della prognosi, è un modo per trasformare questa paura in concreta voglia di vivere

p091_1_00Ecco dunque stilato quello che Cocca chiama il vero triangolo della salute, quello che ai vertici ha dieta salutare, movimento fisico e pensiero.

Non possiamo dimenticarci della forza del pensiero e del ruolo che esso gioca nella guarigione -commenta Cocca-. Così come non esiste una dieta ottimale identica per tutti o un esercizio fisico benefico a tutti, altrettanto è vero che non esiste un approccio giusto alla malattia uguale per tutti. L’importante è non fossilizzassi solo su una sola cosa. Come l’uomo che perde le chiavi di casa le cerca solo sotto al lampione del giardino perché è lì che più c’è luce, altrettanto chi ha un problema di salute cerca di risolverlo solo con ciò che già conosce e pratica da anni. In realtà la salute sta nell’equilibrio delle tre forze, alimentazione movimento e pensiero. Lavorare su questa sinergia al meglio è il lavoro che ogni medico e ogni paziente deve fare”.