Come psicologa conosco il cibo in quanto tiranno, in alcune malattie che colpiscono tante persone (principalmente donne). Sto parlando di anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, e si sta pensando di inserire nella nuova edizione del DSM (il Manuale in cui sono elencati i vari disturbi mentali) anche l’ortoressia. Nella realtà queste patologie sfociano una nell’altra: persone anoressiche presentano periodi di bulimia, e viceversa, l’anoressia può sfociare in ortoressia.

Aldilà delle teorie che sono state formulate per spiegare “perché” ciò accade, spesso mi sono chiesta se non fosse opportuno far riscoprire a questi pazienti il gusto del cibo: un comune denominatore in tali sintomatologie è che il cibo assume valenze e significati che lo trascendono e accade che il cibo non viene assaporato; pensiamo ad una bulimica che ingurgita elevate quantità di cibo, mischiando i sapori, per poi vomitare tutto, o a chi ha un disturbo da alimentazione incontrollata che mangia ogni cosa gli capita sotto mano. Una volta un amico mi disse: “Io sono così nervoso quando torno a casa dal lavoro, che ho bisogno di riempirmi lo stomaco di cose di cui non sento neppure il sapore”. Cosa proporrei io? Un corso di educazione alimentare, all’insegna dei sapori, dei colori e della consistenza del cibo: il cibo, in fondo, è energia! E chi meglio della Macrobiotica riconosce questa cosa? Non sto dicendo di diventare Macrobiotici, ognuno ha il suo percorso da fare che lo può portare ad altri stili alimentari, ma credo nella Macrobiotica come stile di vita: rispettoso dell’ambiente, in cui la cucina non altera i sapori dei cibi ma li esalta, in cui si privilegiano i prodotti della propria terra visto che sono quelli di cui si ha più bisogno.

Educare all’alimentazione è anche un modo per riprendere un contatto più profondo con la Natura, con quelle che sono le nostre radici. Penso che a volte, anziché chiederci “perché” le cose accadono, dovremmo rivolgerci al “come” le cose accadono e a ciò che possiamo fare per risolvere i nostri problemi.