Le proteine favoriscono la crescita del cancro.
Una affermazione importante, specie se a sostenerla è un medico oncologo presidente di una associazione di ricerca integrata che in Italia collabora da anni con gli USA.

Schermata 2016-04-22 a 16.54.05Così Massimo Bonucci, presidente ARTOI, intervenuto alla Rubrica Be4eat su Telecolor  “Il Ruolo della genetica e dello studio integrato in oncologia” ha spinto sull’importanza, alla luce delle ultime evidenze scientifiche, di operare cum grano salis nella dieta di tutti i giorni.

Le proteine– sostiene l’oncologo-, se consumate in eccesso, tendono a far crescere ed infiammare ciò che non vorremmo fare crescere e tanto meno infiammare. Per questo un consumo contenuto e adeguato di queste sostanze indispensabili al ricambio cellulare, è fondamentale in una dieta preventiva al cancro ma anche e soprattutto in una dieta “terapeutica” consigliabile al paziente oncologico”.

Secondo l’oncologo di Artoi stando alle diverse evidenze scientifiche a riguardo il consumo di proteine al giorno dovrebbe aggirarsi intorno ai 0,6-0,7 grammi pro Kg al giorno.
Valori indicati anche nei LARN italiani, ovvero i livelli di assunzione giornalieri consigliati, che tradotti al lato pratico si concretizzano con 40-60 gr di proteine al giorno per un peso medio che può variare dai 60 agli 80 kg.

Vogliamo semplificarci la vita e prendiamo in considerazione 1grammo pro Kg al giorno?– commenta Bonucci-. Il risultato cambia di poco perché comunque la dieta  seguita dalla stragrande maggioranza delle persone oggi è ben più ricca in proteine. Questo eccesso è il primum movens della trasformazione cellulare in possibili cellule neoplastiche. I nostri nonni mangiavano carne 1 volta alla settimana e solo la domenica avevano un elevato apporto proteico. Durante la settimana la loro alimentazione era incentrata sul mondo vegetale, con apporti proteici inferiori e l’equilibrio dell’organismo era preservato. Non dimentichiamoci che 100 gr di lenticchie sono 22-25 gr di proteine, e aggiungendo frutta secca, cereali integrali e via dicendo il nostro fabbisogno proteico è soddisfatto.”
Il problema oggi, commenta l’oncologo, è la cattiva informazione data ai pazienti.WHO

Il 10% di calorie totali della dieta energia giornaliera consigliate dal WHO, World Health Organization, è troppo – incalza l’oncologo-. Se noi ci attestiamo in media su una dieta di circa 2000 calorie al giorno, ciò significa che ogni giorno dovremmo mangiare circa 200 calorie provenenti da proteine? Questa è una dieta americana, non certo cinese o giapponese. Dobbiamo stare attenti ad interpretare le linee guida e il loro significato perché rischiamo di dare come medici informazioni sbagliate e potenzialmente dannose ai nostri pazienti”.

Questo ragionamento vale soprattutto in caso di pazienti oncologici che in fase di terapia necessitano, incalza Bonucci, di una dieta particolare. La stessa che sposa l’approccio dato the china studydal prof. T. Colin Campbell nel The China Study e che mira alla riduzione del consumo di proteine su una quota pro die che può suppergiù aggirarsi intorno all’8% di energia giornaliera.

C’è una leggera distinzione tra dieta preventiva e dieta terapeutica indispensabile a chi affetto da cancro- spiega l’oncologo-. La dieta preventiva è una dieta incentrata su verdure, cereali antichi e integrali, pochi o zero zuccheri aggiunti e un apporto di proteine che può includere nella settimana alcuni alimenti di origine animale in modo tuttavia quantitativamente moderato, con un indice glicemico basso come il pesce e soprattutto qualitativamente ottimo (no ogm, ormoni eccetera). Diversa una dieta terapeutica. In questo caso io devo togliere tutti gli alimenti che tendono a far crescere e la carne è tra questi, anche se qualitativamente buona. Quando sto combattendo un cancro non posso permettermi eccezioni o fattori di crescita aggiuntivi”. 1

Lo stesso si dica della soia.
La soia è un fitoestrogeno– spiega Bonucci-. E come tale va a modulare certi meccanismi che in un paziente oncologico con cancro al seno, ad esempio, è controproducente poiché utilizzo un farmaco anti estrogeno. I tre studi WHO del 2012 che spingono ad un consumo di soia come prevenzione al cancro al seno sono studi che hanno coinvolto solo 600-700 pazienti, tra le quali anche donne cinesi e giapponesi che già utilizzavano per tradizione la soia, ed hanno ignorato i risultati di uno importante studio che ha dimostrato come in pazienti con biopsia della mammella la somministrazione di 25g di soia in una bevanda ha generato una maggior incidenza di cellule proliferative del cancro. Non dimentichiamoci poi che nella nostra tradizione culinaria utilizziamo già alimenti con estrogeni come la salvia , il rosmarino e i legumi in genere. Perché aggiungere cibo a noi estraneo come la soia se poi sussistono anche dei dubbio sulla sua utilità?”

A concludere il tema alimentazione, l’intervento di Stefano Magno medico chirurgo e Schermata 2016-04-22 a 16.51.57senologo del Policlinico Gemelli che commentando il ruolo della genetica nel cancro al seno, con particolare riferimento ai BRCA1 e BRCA2, ha aggiunto:
La genetica non deve essere sovrastimata. Il 30% del cancro è imputabile a fattori alimentari. Il 20% si lega agli stili di vita largamente intesa, compreso la mancanza di una attività fisica che abbia inizio in giovane età. Solo il 5-10% è addebitabile la genetica. Parlando il linguaggio moderno dell’epigenetica è il modo in cui i geni si esprimo che conta. E il come si esprimono è strettamente correlato all’ambiente che sta loro intorno. Su questo si può intervenire e il primo modo riconosciuto per farlo è l’alimentazione”.

1 La stessa posizione è espressa dal figlio di T. C. Campbell e coautore del The China Study, Thomas Campbell nel suo libro “The Campbell Plan”, pp- 60-61 edizione italiana