Oggi avrei dovuto lasciare i lidi di Jesolo, la sua frescura estiva (???), un camper con 4 figli e 2 cuginetti (che insieme non arrivano nemmeno alla metà dei miei anni), una sorella e i rispettivi coniugi per atterrare a Thiene e parlare della mia attività preferita.

Spero di aver reso l’idea: niente avrebbe potuto fermami dal partecipare a Klit per parlare insieme ad amici e colleghi di ciò che ci sta lentamente cambiando la vita, ovvero l’arrivo di T. Colin Campbell in Italia.

Così almeno pensavo… prima di fare i conti con LUI.

LUI è mio figlio, l’ultimo. Un anno e mezzo, tutto testa e niente ciccia, con due gambe a sottiletta e sempre un gran da fare tutto intorno. Insomma, un bambino. Solo che è un bambino che si impegna e lo fa talmente tanto che, quando si ammala (vale a dire un giorno sì e l’altro anche), lo fa con dovizia e cura di particolari: non comuni raffreddori, ma otiti perforate. Non febbri influenzali ma convulsioni e ricoveri. Non malattie infettive ma… ambulanze e dottori!

Insomma, mio figlio.

E’ lui il famigerato virus “bocca, mani e piedi” –  (mi sono sempre chiesta davanti al cartello appeso alla porta dell’asilo che annunciava casi apocalittici se chi lo ha battezzato così si aspettasse che qualcun altro gli cambiasse il nome prima di divulgarlo!) che si sono messi tra me e il palco di Thiene, a Vicenza.

Più ovviamente una valanga di febbre, vomito e convulsioni che hanno fatto sì che una ambulanza a quattro ruote si materializzasse all’entrata del nostro campeggio per trasportaci direttamente su una barca (sapevate di queste ambulanze-barcone?) e farci rilasciare in un ospedale in mezzo al mare (ovvero, Venezia, ad un ora e mezza di strada dal nostro campeggio, senza auto, in costume, una maglietta e qualche euro in tasca!!!)

Insomma, mio figlio.

Lui è fatto così. Un virus, se lo deve fare, lo fa tutto. E chi altri potrebbe, altrimenti, compilare i paragrafi dei “casi rari e poco riscontrati”?

Battute a parte, è lui il motivi principale che mi hanno spinta a comprare il libro di THE CHINA STUDY. E ad andare avanti a tal punto nella mia ricerca per dare un nome e un cognome a quanti, come il mio piccolo moschettiere, fin da piccoli sembrano non avere la giusta energia in corpo per reagire a malattie, virus o patolgie piccole o grandi che siano.

Campbell e la sua ricerca non solo mi hanno dato finalmente una risposta al quesito che da un anno e mezzo facevo alla medicina tradizionale. Ma addirittura mi stanno insegnando come, concretamente, correggere il tiro e aggiustare con semplici accorgimenti alimentari ciò che natura ha reso momentaneamente più indifeso.

Ho fatto un patto con me stessa, e mi sono ripromessa di trasmettere quanto sto imparando ad altre mamme, future o meno. E così, è nato il mio blog.